giovedì 4 ottobre 2012

LA PRATICA DELL'ORA SANTA -testi di Padre Matteo Crawley, introduzione


L'Ora Santa è una pratica di devozione molto cara al Cuore Sacratissimo di Nostro Signore: fu infatti richiesta a Santa Margherita Maria Alacoque direttamente da Gesù Cristo, in particolar modo in riparazione dei peccati e come consolazione per questo Divin Cuore tanto oltraggiato dalle freddezze ed offese umane.
Nella pratica, si tratta di un'ora di preghiera, di una veglia, da offrire al Signore nella sera del giovedì che precede il primo venerdì del mese.
L'Ora Santa dovrebbe svolgersi dalle 23:00 alle 24:00, ma la Chiesa concede la facoltà  -per motivi di chiara comprensione pratica, di anticiparla- purché si svolga dopo le ore 16:00.

Padre Matteo Crawley

Esistono molte "versioni" dei testi adottabili per la pratica dell'Ora Santa, uno di questi fu composto dal Servo di Dio Padre Matteo Crawley-Boevey, sacerdote della congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, molto conosciuto, ancora oggi, per il suo impegno (anche in Italia) nell'incremento della pratica dell'"intronizzazione" delle effigi del Cuore di Gesù (pratica indicata da Nostro Signore a Santa Margherita Maria Alacoque).
Fra le famiglie che ebbero la fortuna di conoscere il Padre e farsi da loro avviare ad una maggiore devozione al Sacro Cuore, si può menzionare quella dei beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi. 



A partire da oggi, il blog pubblica alcuni estratti dei testi del Servo di Dio sull'Ora Santa, nella speranza che in tanti si uniscano spiritualmente in preghiera a quanti dedicano quest'ora alla consolazione del Cuore di Gesù ed alla riparazione!




-ORIGINE DELL'ORA SANTA-


La pratica dell'Ora Santa, risale direttamente alle rivelazioni di Paray-le-Monial e attinge, di conseguenza, la sua origine dal Cuore stesso di nostro Signore.
Santa Margherita Maria pregava davanti al Santissimo Sacramento esposto.Nostro Signore si presentò a lei in una splendida luce: le indicò il suo Cuore e si lamentò amaramente dell'ingratitudine di cui era oggetto da parte dei peccatori.
«Ma almeno — aggiunse — dammi la consolazione di supplire alle loro ingratitudini, per quanto potrai esserne capace».
Ed Egli stesso indicò alla sua serva fedele i mezzi da utilizzare: la Comunione frequente, la Comunione del primo venerdì del mese e l'Ora Santa.

«Tutte le notti dal giovedì al venerdì — le disse — ti farò partecipare alla stessa tristezza mortale che volli provare nell'Orto degli Ulivi: questa tristezza ti condurrà senza che tu lo possa comprendere, ad una specie d'agonia più dura a sopportarsi della morte. 
E per unirti a me, nell'umile preghiera che presenterai allora al Padre mio, in mezzo a tutte le angosce, ti alzerai tra le ventitré e mezzanotte, per prostrarti per un'ora con me, con la faccia a terra, sia per calmare la collera divina chiedendo misericordia per i peccatori, sia per addolcire in certo modo l'abbandono dei miei apostoli, che mi obbligò a rimproverarli di non aver potuto vegliare un'ora con me; durante quest'ora tu farai quello che io t'insegnerò»
In altro luogo la Santa soggiunge: «Egli mi disse in quel tempo che tutte le notti, dal giovedì al venerdì, avrei dovuto alzarmi nell'ora indicatami per dire cinque Pater e cinque Ave Maria, prostrata a terra, con cinque atti di adorazione, che Egli mi aveva insegnato, per rendergli omaggio nell'estrema angoscia che Gesù aveva sofferto nella notte della sua Passione».




-SPIRITO-


Nostro Signore stesso indicò a Santa Margherita Maria con quale spirito dev'essere fatta questa preghiera. 
Per esserne convinti basta ricordare gli obiettivi che il Sacro Cuore chiese di avere alla sua confidente. 
Ella doveva, come abbiamo visto:1. calmare la collera divina;2. chiedere misericordia per i peccati;3. riparare per l'abbandono degli apostoli.
È superfluo soffermarsi a considerare il carattere d'amore compassionevole e riparatore che hanno questi tre scopi.Non c'è da meravigliarsi d'altronde, poiché tutto, nel culto del Sacro Cuore, converge verso questo amore misericordioso e questo spirito di riparazione. 
Per convincersene basta rileggere il racconto delle apparizioni del Sacro Cuore alla Santa:«Un'altra volta, — ella disse — in tempo di carnevale... Egli si presentò a me, dopo la Santa Comunione, con l'aspetto di un Ecce Homo carico della sua croce, tutto coperto di piaghe e di ferite; il suo sangue adorabile sgorgava da tutte le parti e diceva con voce dolorosamente triste: «Non ci sarà dunque nessuno che abbia pietà di me e che voglia compatire e partecipare al mio dolore, nello stato compassionevole in cui mi mettono i peccatori, soprattutto adesso?».
Nella grande apparizione, ancora lo stesso lamento:«Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, che niente ha risparmiato fino ad esaurirsi ed a consumarsi per attestare loro il suo amore; e per riconoscenza, dalla maggior parte di essi io ricevo solo ingratitudini con i loro sacrilegi e con la freddezza e il disprezzo che hanno per me in questo Sacramento d'amore. Ma ciò che mi fa ancor più male, è che proprio dei cuori a me consacrati si comportano così».
Chiunque ha sentito questi amari lamenti, questi giusti rimproveri di un Dio oltraggiato dal disprezzo e dall'ingratitudine, non si meraviglierà della profonda tristezza che domina in queste Ore Sante, né di trovarvi sempre, dovunque,l'accento del richiamo divino. Noi abbiamo semplicemente voluto far sentire l'eco fedelissima dei lamenti ineffabili (Cfr. pm 8,26) del Getsemani e di Paray-le-Monial.
Ora, nell'una come nell'altra occasione, Gesù più che parlare, sembra singhiozzare d'amore e di tristezza. Così non ci stupiremo di sentirci dire dalla Santa: «Poiché l'obbedienza mi ha permesso questo (l'Ora Santa), non si può dire quello che io ne soffrivo, perché mi sembrava che questo Cuore divino versasse nel mio tutta la sua amarezza e riducesse l'anima mia in tali angosce ed agonie così dolorose, che mi pareva talvolta doverne morire».
Non perdiamo però di vista lo scopo finale che nostro Signore si propone con il culto del suo Cuore divino, che è il trionfo di questo Cuore Sacratissimo: il suo Regno d'Amore nel mondo.Ascoltiamo la spiegazione che lo stesso Salvatore Divino diede a Margherita:«Egli mi fece vedere — dice la Santa — che questa devozione era come un ultimo sforzo del suo amore, il quale voleva favorire gli uomini in questi ultimi secoli, con questa redenzione amorosa per ritrarli dall'impero di Satana che Egli voleva rovinare, per metterci sotto la dolce libertà dell'impero del suo amore, che Egli voleva stabilire nei cuori di tutti quelli che avrebbero voluto abbracciare questa devozione».
Altrove la Santa scrive ancora: «Egli regnerà nonostante i suoi nemici e si renderà il padrone dei cuori ch'Egli vuole possedere, giacché è lo scopo principale di questa devozione convertire le anime al suo amore».
Questa promessa profetica e consolante di cui noi vediamo ogni giorno l'attuazione, è ricorrente nei suoi scritti.
L'Ora Santa deve dunque servire a preparare e a stabilire questo Regno del Sacro Cuore; essa lo prepara infatti, soprattutto se si prega pubblicamente e con solennità.Per assecondare questo sforzo del Cuore divino, per cooperare al suo trionfo, noi gli terremo compagnia nell'Ora Santa fino a che, con Lui e per Lui, raggiungeremo la vittoria o la morte. 
Ecco perché spesso i suoi fedeli adoratori ripetono: «Venga il Regno d'amore del tuo Cuore!». 
Questo grido deve offrirgli riparazione per l'abbandono nel quale lo lasciarono per tanti secoli i numerosi figli ingrati...



— PRATICA-


I. — L'Ora Santa dev'essere una preghiera meditata: è un esercizio di preghiera mentale, dicono gli statuti, o di preghiere vocali, che ha per oggetto l'agonia di nostro Signore nell'Orto degli Ulivi, con gli scopi indicati dal Sacro Cuore e precedentemente citati... 
Si consiglia non una semplice lettura frettolosa ma lenta e meditata, affinché sia vera preghiera: in quest'ultimo modo il tempo necessario è stato calcolato di circa un'ora.I punti di sospensione e le pause suggerite non sono che un invito al raccoglimento per l'anima che desidera assaporare questa devozione così bella nel suo profondo significato e così straordinariamente attuale per i tempi che stiamo vivendo.
II. — La devozione dell'Ora Santa si fa in gruppo o soli, in chiesa o altrove, il giovedì sera dalle undici a mezzanotte, oppure dal momento in cui è permesso dalle regole ordinarie dell'Ufficio del Canone di recitare il mattutino del giorno seguente.L'Ora Santa come Nostro Signore l'ha insegnata a Santa Margherita Maria, non si pratica in un giorno o in un'ora qualsiasi, ma nella serata del giovedì. Sarebbe più corretto riservarle l'ora dalle ventitré a mezzanotte, tuttavia, per favorire questa santa pratica e affinché possa essere alla portata di tutti i fedeli, la Santa Chiesa autorizza ad anticiparla. come è detto sopra. Si può dunque sempre praticarla dopo le ore 16. Prima di iniziare la preghiera sarà bene determinare le intenzioni particolari per le quali si desidera offrirla.III. — Per acquistare l'indulgenza conferita alla pratica dell'Ora Santa, bisogna farsi iscrivere all'Arciconfraternita dell'Ora Santa. Per questo basta mandare il proprio nome e cognome al Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial (Saóne-et-Loire) o ad una delle Confraternite affiliate. Con questa iscrizione non si contrae l'obbligo di fare l'Ora Sante ogni settimana e neppure ogni mese, ma i fedeli associati dei Sacri Cuori e membri delle famiglie che riconoscono particolarmente la regalità del Sacro Cuore, si sentiranno onorati di farla regolarmente almeno la vigilia del primo venerdì del mese, e, se possibile, tutte le settimane, come faceva la Santa.
Le persone che non avranno la possibilità di pregare ai piedi del tabernacolo, potranno farlo nella loro abitazione davanti all'immagine di Cristo Re.

IV. — Gli associati all'Ora Santa possono acquistare un'indulgenza plenaria applicabile alle anime del Purgatorio ogni volta che fanno l'Ora Santa, e questo con le condizioni ordinarie: Confessione entro gli otto giorni, Comunione il giovedì o il venerdì, preghiera secondo l'intenzione del Santo Padre in una chiesa o cappella pubblica.
V. — Ancora un'ultima parola sulla pratica.In queste Ore Sante, noi presentiamo spesso il Sacro Cuore mentre soffre gli orrori dell'agonia, come se fosse maltrattato e ferito in quel momento dai delitti dei peccatori. Ciò non vuoi dire che nostro Signore possa ancora essere colpito dai nostri misfatti e dai nostri peccati. Dopo la sua morte dolorosa e la sua gloriosa risurrezione, Egli non è più soggetto alla sofferenza e la morte con le sue conseguenze non Lo toccano più (Cfr. Rm 6,9) perché ha vinto la morte, pena del peccato (Cfr. Rm 5,12).Egli è presente nel Santo Sacramento come è in cielo, glorioso e felice e gode per sempre e ad ogni istante la ricompensa delle sue opere redentrici (Cfr. Eb 10,12). Il modo prodigioso, peraltro, per cui Egli è presente sotto le specie sacramentali, basterebbe per sottrarlo ai nostri attacchi e ai nostri tentativi criminali.
Perché dunque parlare così? Ma perché proprio così parla lo stesso nostro Signore, in quasi tutte le apparizioni alla Santa. 
Perché Egli agisce ancora così, quando si mostra a Santa Geltrude e agli amici del Sacro Cuore, perché durante l'orribile agonia nell'Orto degli Ulivi (Cfr. Le 22,43) e durante tutta la Passione, il suo Cuore ha realmente sanguinato sotto i colpi che i nostri peccati Gli causavano.Anche per colpa nostra, quindi, Gesù ha sofferto; i nostri peccati attuali sono dei veri sforzi criminali per ferire e trafiggere il Cuore amantissimo del Re d'amore.
Se i nostri peccati non Lo raggiungono ora... non dipende da noi...Egli, nel periodo della sua vita terrena, ha previsto tutto, tutto compreso, tutto penetrato, e ne è stato afflitto fino alla morte (Cfr. Mt 26,38) questa triste visione gli ha fatto versare lacrime di sangue (Cfr. Le 22,44).Affrettiamoci ad aggiungere ch'Egli ha anche previsto tutte le nostre riparazioni, tutti i nostri atti di virtù per consolarlo e ricambiare il suo amore. 
Dunque sono i nostri delitti e le nostre ingratitudini le vere cause delle sue sofferenze e della sua morte crudele, che Lo fanno parlare in questo modo così adattato alla nostra povera natura, così necessario anzi perché i nostri cuori di carne siano commossi ed attratti! «Non ci sarà nessuno che abbia pietà di me e che voglia compatire e partecipare al mio dolore nello stato pietoso in cui mi mettono i peccatori, specialmente adesso?».




— CONCLUSIONE-


Che i sacerdoti e i religiosi, che tutti gli apostoli del Cuore divino si ricordino dunque il significato profondo e la meravigliosa efficacia di questa devozione. 
«Le più grandi grazie che io ricevevo dalla sua bontà — dice la Santa — erano nella Santa Eucaristia e nella notte, soprattutto quella dal giovedì al venerdì, in cui ottenevo degli ineffabili favori».Non dimentichiamo le promesse del Sacro Cuore in favore dei suoi apostoli: «Sembra che Egli mi abbia fatto vedere che molti nomi erano scritti (nel suo Cuore) in forza del desiderio che essi hanno di farlo onorare e che perciò Egli non permetterà mai che ne siano cancellati».
Che siano dunque numerosi gli apostoli e le anime che, santificate da quest'amore, possono esclamare insieme alla confidente del Sacro Cuore:«O Cuore liberalissimo, sii tutto il nostro tesoro e la nostra pienezza, Ti prego, non tollerare che io sia eternamente priva d'amore per Te. lo desidero ardentemente d'essere unita a Te, di possederti, d'inabissarmi in Te, per non vivere più se non di Te, che sei il mio rifugio per sempre... Ch'io non viva che di Te e per Te. Sii dunque la mia vita, il mio amore! Così sia».

mercoledì 26 settembre 2012

PENSIERI DI SUOR CONSOLATA BETRONE SUL SACRO CUORE -prima parte-


Suor Consolata Betrone, clarissa cappuccina (1903-1946)  -la cui causa di beatificazione ha preso il via a Torino l'8 febbraio 1995- ci ha lasciato nei suoi scritti, pagine splendide sulla Bontà e la Misericordia di Dio.
Nel corso della sua intensa vita spirituale, fu favorita da varie grazie mistiche, alcune delle quali strettamente legate al Cuore di Gesù.

Nella "storia della sua vocazione", scritta in obbedienza al suo Padre Spirituale (Lorenzo Sales), la cappuccina narra di una visione "intellettuale" (cioè non esterna, ma tutta interna allo spirito di chi la vive) molto incoraggiante per quanti vogliono vivere, approfondire, diffondere la devozione al Sacratissimo Cuore di Nostro Signore.

Trovate questo brano nel libro "Quando il sole accarezza le cime- Epistolario dell'anima"  edito dalla LEV, che raccoglie le lettere della direzione spirituale di Suor Consolata (avvenuta in buona parte proprio epistolarmente).

Per maggiori informazioni sulla serva di Dio, per richiedere materiale o contattare le clarisse cappuccine, è possibile consultare il sito del Monastero Sacro Cuore di Moriondo.




La serva di Dio Sr. Consolata Betrone accanto
al Cuore di Gesù
SE GLI APOSTOLI DEL TUO CUORE POTESSERO COMPRENDERE CIO' CHE RISERBI PER LORO!


"Vidi Gesù, il Cuore divino, bello, immensamente bello, radiosamente bello, e una bambina di circa 6 anni (l'anima mia).

Gesù, con tenerezza infinita, direi con passione infinita, mi strinse al Suo Cuore, con tutte le forze, e parve esaurirsi, dandosi perdutamente all'anima mia, appagando tutti i miei sconfinati desideri, rinnovandomi tutte le Sue magnifiche promesse d'amore e di anime.

Un'ora durò il nostro colloquio e sempre rimasi stretta al divin Cuore.

Egli mi teneva appassionatamente e compresi l'amore e le gioie e i gaudi infiniti riservati a coloro che amano il Cuore di Gesù.

Oh Gesù, se gli Apostoli del Tuo Cuore, potessero comprendere ciò che Tu riserbi per loro nel Tuo Cuore Divino!

Compresi che quel Cuore era grande, immenso; gustai le dolcezze indescrivibili in un torrente di luce e sentii di essere amata alla follia, ed intuii pure che ciò che io gustavo era riservato a tutti coloro che ameranno il Cuore di Gesù e che questo Cuore divino racchiuderà per l'eternità, in un amore infinito, tutti gli amanti Suoi.

Rapita in un'estasi d'amore ascoltavo il Cuore divino, che parve esaurirsi nel darmi tutto, tutto, tutto ciò che di bello, di grande e di santo potevo aspirare.

Rinvenni, col viso inondato di pianto per la troppa emozione.

Il primo pensiero che ebbi fu: Che cosa sarà mai il Paradiso!

E se a me il Cuore divino riservava tanto, a me che di Apostola non che il desiderio, che cosa riserverebbe per i veri Apostoli Suoi, che con fatiche e sudori e sofferenze cercavano di farLo regnare nel mondo"?

sabato 22 settembre 2012

PENSIERI DI SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE SUL SACRO CUORE- "Lui solo può riempire il suo cuore"



In uno dei suoi "consigli", Santa Margherita M. Alacoque espone un concetto molto importante: solo il Cuore di Dio, il Cuore di Gesù può colmare quello umano.
Ma non è un meccanismo automatico: Lui chiede la nostra collaborazione al Suo desiderio infinito ed eterno di riempirci di Sé.
A noi la scelta di rispondere a questo Suo grande gesto di amore.




"Sia fedele e costante nel compiere il bene che conosce.
Lui sa benissimo ciò che deve fare per diventare una grande santa.
Spero tanto che, con l'aiuto della grazia e con la sua costanza, lo diventi sul serio.
A questo fine deve porre tutta la sua fiducia nel S. Cuore di Gesù, per far ricorso a Lui in ogni necessità e, dal momento che l'ha generata sulla croce, esporre a Lui tutti i suoi guai, come fa un bambino con il proprio babbo.
E proprio perché l'ha generata, il Signore non l'abbandonerà mai, a meno che non Lo lasci lei per prima, cosa che, ne son sicura, lei non farà mai.

Il Signore desidera anche che lei sia sempre disposta in ogni occasione a sacrificargli ciò che costa alla natura; e se nei beni della terra le farà trovare disgusto e mutabilità, sappia che è soltanto perché le vuol bene e non soffre che lei si affezioni ai beni effimeri.
Vuole invece che ponga tutto l'affetto in Lui, il solo che può riempire il suo cuore; e più svuoterà questo suo cuore dalle realtà terrene, più la renderà contenta e la riempirà di Sé".

giovedì 20 settembre 2012

PENSIERI DI SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE SUL SACRO CUORE- "Grandi Promesse"


In una lettera indirizzata al suo direttore spirituale (San Claudio de la Colombière), Santa Margherita M.Alacoque descrive i benefici derivanti dalla devozione al Sacro Cuore.
Si tratta di vantaggi spirituali e non, di cui tutti possono giovarsi: religiosi e secolari.








Da una lettera di S. M. M. Alacoque al suo direttore spirituale:



"Si adoperi innanzi tutto perché l'abbraccino i religiosi
Ne ricaveranno tanto giovamento che non ci sarà bisogno di altro mezzo, per ravvivare, anche nelle comunità meno osservanti, il primo fervore e la più esatta conformità alle regole e per portare quelle, che vivono già nella più stretta osservanza, all'apice della perfezione.


Le persone che vivono nel mondo troveranno in questa devozione tutti gli aiuti necessari al loro stato, vale a dire: 


  • la pace nelle loro famiglie,
  • il sollievo nel loro lavoro,
  • le benedizioni del cielo in tutte le loro iniziative,
  • il conforto nei loro affanni e dolori.
Sempre in questo Sacro Cuore esse troveranno un luogo dove rifugiarsi in vita e principalmente nell'ora della morte.
E' veramente dolce morire dopo aver nutrito un tenero e costante amore per il Cuore di Gesù Cristo.

Il divino Maestro m'ha fatto anche conoscere che coloro che si affaticano per la salvezza delle anime, se nutriranno una tenera devozione per il suo Sacro Cuore e s'impegneranno a propagarla e stabilirla dove possono, lavoreranno con successo e impareranno l'arte di toccare i cuori più induriti.

Infine è più evidente che chiunque avrà per Gesù Cristo un amore vero e riconoscente (come è appunto quello che Gli viene tributato con la devozione al suo Sacro Cuore) potrà aspettarsi dal cielo ogni genere di aiuto".

martedì 4 settembre 2012

DON BOSCO E LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE -dodicesima parte-


Lo scritto che segue -prosecuzione sul tema della devozione salesiana al Sacro Cuore- è breve, ma contiene una verità molto importante, e a volte dimenticata anche da noi cattolici: il Cuore di Gesù e quello di Maria vanno sempre insieme.
Non si possono dividere Cuore di Figlio e Cuore di Madre.
Lo stesso calendario liturgico ci pone sotto gli occhi questa realtà, facendo seguire alla Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la memoria del Sacro Cuore di Maria.

Don Bosco non lo dice espressamente, ma lo fa intendere, inserendo nello stemma della Congregazione salesiana un cuore e una stella, simboli cristologico l'uno, mariano l'altro.
Prendiamo esempio da questa "pedagogia salesiana dell'immagine": facciamo in modo che anche nella nostra vita i Sacri Cuori di Gesù e di Maria siano sempre nostre guide e aiuto.




Dal libro "Don Bosco e la devozione al Sacro Cuore" di Arnaldo Pedrini:

"Si noti il rilievo fatto da parte d'un devoto apostolo del S. Cuore, il Ven. Don Andrea Beltrami: Quando in Valsalice si benedisse la cappella sulla tomba di Don Bosco, egli lesse un componimento, in cui dimostrò come avendo Don Bosco messo nello stemma della Società Salesiana un cuore aveva inteso consacrarla al S. Cuore di Gesù: e che perciò questa devozione doveva essere prediletta dai Salesiani, i quali dovevano esserne apostoli e propagatori, come già di quella di Maria Ausiliatrice, simboleggiata nello stesso stemma da una stella".

giovedì 30 agosto 2012

DON BOSCO E LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE -undicesima parte-



Il discorso sullo stemma scelto da don Bosco per la sua congregazione è posto -nel volume da cui è tratto- in diretto collegamento e come prosecuzione di quello relativo a San Francesco di Sales e all'ordine della Visitazione. 
Questa premessa è necessaria per comprendere il punto di avvio della narrazione relativa alla decisione del santo torinese.


Stemma della Congregazione salesiana. Sulla destra un Cuore!



Dal libro "Don Bosco e la devozione al Sacro Cuore" di Arnaldo Pedrini:

"Per Don Bosco le cose sono più semplici, almeno agli inizi.
Nato e vissuto nella povertà, proveniente da un casato di contadini, non nutriva velleità di sorta circa stemmi o blasoni.
Al blasone Don Bosco invece penserà solo in seguito e non per sé, ma per la sua Congregazione che egli aveva tirato su con tanti stenti; ed ancora non per una determinazione umana, ma solo per progetto e sotto la spinta di iniziativa divina.
Dunque molto tempo più tardi, e a cose ormai avviate.
Anche qui sembra che l'idea sia venuta mediante un misterioso avviso del cielo.
Una segnalazione avuta in un sogno -siamo nell'anno 1876- si precisava in questi termini, dove appunto un distinto personaggio così gli aveva prospettato in forma di indicazione:

Guarda, bisogna che tu faccia stampare queste parole che saranno come il vostro stemma, la vostra parola d'ordine, il vostro distintivo.
Notale bene: il lavoro e la temperanza faranno fiorire la Congregazione salesiana.
Queste parole le farai spiegare, le ripeterai, insisterai!

Compito questo, del Capitolo superiore, capeggiato da Don Bosco: essi avrebbero dovuto dunque procedere alla scelta e alla composizione di uno stemma; ma anche qui si attendeva l'occasione propizia, almeno da parte del Fondatore.
E questa venne proprio quasi a conclusione dei lavori della Basilica del S. Cuore di Roma.
Anche dalle Memorie biografiche di Don Bosco raccogliamo:

La Congregazione non si era ancora dato uno stemma ufficiale, come fu costume di tutte le Famiglie Religiose; per uso di sigillo si imprimeva la figura di S. Francesco di Sales circondata da una scritta latina che designava la Pia Società salesiana.
Soltanto il 12 settembre 1884 Don Sala presentò al Capitolo Superiore l'abbozzo dell'impresa salesiana indottovi dall'opportunità di fissarla sulla Chiesa del Sacro Cuore fra quelle di Pio IX e di Leone XIII...Era uno scudo con una grande ancora nel mezzo; a destra di questa il busto di S. Francesco di Sales, a sinistra un cuore infiammato, sull'alto una stella raggiante a sei punte, sotto un bosco, dietro cui alte montagne; da basso due rami, uno di palma e l'altro di alloro, intrecciati nei gambi, abbracciavano lo scudo fino a metà...

Al Santo non piacque la stella che sormontava lo scudo, perché gli sembrava che sapesse alquanto di emblema massonico e vi fece sostituire la croce raggiante.
La stella venne poi introdotta a sinistra, al di sopra del cuore.
In tal modo restarono ravvicinati i tre simboli delle virtù teologali...
Il motto (Da mihi animas cetera tolle- Dammi le anime, toglimi il resto) non poteva meglio esprimere quello che fu l'obiettivo supremo del Santo nell'agire e nel soffrire, nello scrivere e nel parlare, obiettivo che doveva formare il programma essenziale della Società da lui fondata.


Qual era il significato simbolico di tutti quei segni che comparivano nello stemma?
Non è che per la verità Don Bosco ne abbia lasciato un'esplicita spiegazione, anche se qualcosa può essere trapelato circa la sua intenzione.
Sussistono comunque elementi più che validi per procedere abbastanza sicuri in questo tentativo di interpretazione.
Il biografo Don Ceria così annota negli Annali della Congregazione:

La stella raggiante, la grande ancora, il cuore infiammato simboleggiano le virtù teologali,  la figura di S. Francesco di Sales ricorda il Patrono della Società; il boschetto nella parte inferiore ne richiama il Fondatore; le alte montagne significano le vette della perfezione cui devono tendere i Soci; la palma e l'alloro, che, intrecciati nel gambo, abbracciano lo scudo fino a metà, sono emblemi del premio riservato a una vita sacrificata e virtuosa.
Il motto Da mihi animas cetera tolle, che si vedeva scritto già in antico a grossi caratteri sulla porta della stanzetta di Don Bosco, esprime l'ideale che ogni Salesiano deve proporsi quaggiù, come fu sempre l'idea del Santo.

Come si avverte la figura del Patrono non poteva mancare; ma soprattutto un cuore gli veniva messo di fronte, per ricordare che l'amore, di cui quel cuore è simbolo, avrebbe dovuto sempre illuminare e sorreggere l'apostolato dei Figli di S. Francesco di Sales.
Dalla forza e dal calore di quel Cuore, che aveva tanto amato gli uomini, si sarebbe preso inizio e incentivo a proseguire nella missione indicata, specie per l'educazione della gioventù.
Come asseriva il Santo dei giovani l'educazione è cosa di cuore!
Nello stemma allora un cuore per emblema.