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domenica 9 novembre 2014

"Fiumi d'acqua viva sgorgeranno dal suo seno" - riflessioni sulla Parola di oggi


"Gesù, ritto in piedi, gridò: 
«Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. 
Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». 
Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato". 

(Gv 7,37-39)





La Parola di oggi ci rimanda sottilmente al mistero del Cuore trafitto di Cristo: ritroviamo la descrizione del fiume che scorre accanto al Tempio e le cui acque sgorgano dal Santuario, dotate del potere di  risanare chi rimane in esse (Ez 1-2; 8-9:12); il Salmista (Sal 46) ci parla di un fiume che rallegra la Citta' di Dio e Gesù, nel Vangelo, ci dice che il Suo Corpio è Tempio Santo di Dio (Gv 2,13-22).

L'idea del fiume e del Tempio riportano alla mente proprio le parole che Cristo stesso ha proferito nel Vangelo di Giovanni sopra riportato, ricapitolando una serie di passi dell'Antico Testamento, specialmente del profeta Isaia: 

"O voi tutti assetati, venite all'acqua,
voi che non avete denaro, venite,
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte"

(Is 55,1)

E' dal Cuore di Cristo - Tempio Santo di Dio e Tabernacolo dell'Altissimo  - che questo fiume di acqua viva sgorga e scorre... nel momento in cui viene trafitto. Da Esso fuoriescono Sangue ed Acqua, simbolo dei Sacramenti della Chiesa.
Non a caso, in Ezechiele, nella prima lettura, si parla di un fiume che sfociando nel mare, ne risana le acque.
Il mare - dalle forti connotazioni negative - diventava così il simbolo di quell'abisso di peccato in cui l'uomo era caduto, e da cui Gesù Cristo è venuto a salvarlo.
In realtà, si può dire che già la vita stessa di Gesù è uno scorrere incessante di questo fiume di acqua che risana: quanti malati curati! quanti indemoniati liberati! quante perversioni umane risanate! quanti poveri arricchiti della Sua presenza!
Il Cuore di Gesù che cessa di battere sulla Croce, quel Cuore che viene trafitto da una lancia, fino a dare "tutto" anche le ultime Gocce, è proprio la fonte inesauribile di questa acqua viva che purifica e guarisce. Soprattutto, di questa acqua che da' la vita vera, la vita eterna.

Il mistero del fiume, allora, per noi è già oggi motivo di gioia; col salmista possiamo esultare e rallegrarci anche noi: il Cuore di Gesù, da cui sgorga l'acqua viva, è già con noi.
Lo ritroviamo presente nell'Eucaristia, laddove vi è il "Cuore eucaristico" di Gesù; lo ritroviamo negli altri Sacramenti, con i quali sempre torniamo ad essere "lavati" dalle Sue acque che risanano e dissetati nel nostro bisogno di amore vero.

San Paolo, però, nella seconda lettura (1Cor 3,9-11.16-17) ci ha detto che anche noi siamo tempio di Dio.
Ciò vuol dire che vivendo in grazia Dio abita in noi e farLo dimorare nella nostra anima significa conformarsi ai sentimenti e ai desideri del Cuore di Gesù, come Egli ha vissuto conformandosi in tutto alla volontà del Padre.
Il Suo Cuore ci lascia un comando grande, bello, a volte difficile da vivere, ma possibile in Colui che ci da' forza: amarci come Egli ci ha amato.
Lo Spirito Santo ci darà questa forza!
Ecco perché nella prima lettura, Ezechiele parla degli alberi da frutto che crescono sulla riva, lungo il torrente, le cui foglie non appassiranno e che saranno medicina, così come i frutti saranno cibo.
Siamo chiamati ad essere nutrimento per gli altri: a donarci per i fratelli, a soccorrerli non solo materialmente, ma anche spiritualmente.
"Voi stessi date loro da mangiare" (Mc 6,37). E' l'invito forte che oggi risuona per noi.
Nutriti di Lui, potremo nutrire gli altri di noi stessi, se Lui sarà in noi, con noi e per noi.

lunedì 22 luglio 2013

LA VIA CRUCIS E IL SACRO CUORE


Quest'oggi il Santo Padre Francesco partirà per il Brasile dove si svolgerà la GMG.
Oltre ad unirvmi a quanti pregano per lui, colgo l'occasione per condividere con voi un testo di Padre Lucio Zorzi, che all'epoca della pubblicazione del volumetto, esercitava il suo ministero nella parrocchia di San Giovanni Evangelista, a Rio de Janeiro.
Nel brano che fra poco leggerete si parla della Via crucis, ponendola in rapporto con il Sacratissimo Cuore di Gesù. 
E' utile riflettere su questo testo pensando ad una nota inserita dall'autore, che si riallaccia all'Anno della Fede e al tema della "nuova evangelizzazione".

"Nella periferia di Rio de Janeiro i cattolici usano fare la Via crucis passando per i rioni, per i quartieri e per le strade delle parrocchie.
Oltre ad essere una testimonianza pubblica di fede, la Via crucis diventa un momento forte di evangelizzazione in mezzo alla gente".


Corrado Mezzana- Cristo in Croce e San Longino
Roma, Basilica di S. Eustachio



Da "Il Sacro Cuore- una spiritualità da riscoprire" di padre Lucio Zorzi

"La Via Crucis può essere considerata una delle più antiche e più importanti pratiche popolari della spiritualità del Sacro Cuore di Gesù.

Con la Via crucis, il popolo cristiano realizza la profezia, citata dall'evangelista Giovanni ai piedi della croce: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto(cfr Gv19, 34-37).

Durante la Via crucis accompagniamo il cammino di Gesù al Golgota, meditando sulla sua passione, morte e risurrezione.
Contemplando colui che fece la volontà del Padre fino alla fine e che ci amò fino alle conseguenze estreme, meditando sugli insegnamenti di ognuna delle stazioni della Via crucis, potremo capire meglio la nostra vita e la vita dei nostri fratelli che soffrono e trovare in Gesù Cristo la speranza e la forza della risurrezione.

Vicino alla croce, come Maria e il discepolo amato, contemplando il cuore trafitto di Gesù potremo comprendere, con tutti i santi, quale sia l'ampiezza, la lnghezza, l'altezza e la profondità e conoscere l'amore di Cristo. (Ef 3,18-19).

E' consuetudine celebrare la Via crucis specialmente in Quaresima, riflettendo e pregando sulla passione di Gesù e di tutti quelli che soffrono.

Ma la Via crucis  può e deve essere fatta in molti altri momenti dell'anno, si ain gruppo, sia personalmente.
Per questa ragione in quasi tutte le chiese ci sono i quadri con le stazioni della Via crucis"
.

venerdì 7 giugno 2013

SOLENNITA' DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - stralci dall'omelia di Benedetto XVI in occasione dell'apertura dell'Anno sacerdotale-







Oggi festeggiamo la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù.

Rileggiamo quello che il Papa emerito Benedetto XVI pronunciò del 2009, in occasione dell'apertura dell'anno sacerdotale, che fu fissata proprio nel giorno consacrato al Cuore di Cristo.


Sono parole dedicate principalmente ai sacerdoti, ma che possiamo bene adattare a ciascuno di noi: consacrati, laici, devoti e imitatori del Cuore di Cristo!

Buona lettura!











CELEBRAZIONE DEI VESPRI
DELLA SOLENNITÀ DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

APERTURA DELL’ANNO SACERDOTALE
NEL 150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE
DI SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY

STRALCI DALL' OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI 

Basilica Vaticana
Venerdì, 19 giugno 2009





Nell'antifona al Magnificat tra poco canteremo: "Il Signore ci ha accolti nel suo cuore - Suscepit nos Dominus in sinum et cor suum".

Nell'Antico Testamento si parla 26 volte del cuore di Dio, considerato come l'organo della sua volontà: rispetto al cuore di Dio l'uomo viene giudicato.

A causa del dolore che il suo cuore prova per i peccati dell'uomo, Iddio decide il diluvio, ma poi si commuove dinanzi alla debolezza umana e perdona.
C'è poi un passo veterotestamentario nel quale il tema del cuore di Dio si trova espresso in modo assolutamente chiaro: è nel capitolo 11 del libro del profeta Osea, dove i primi versetti descrivono la dimensione dell'amore con cui il Signore si è rivolto ad Israele all'alba della sua storia:
"Quando Israele era fanciullo, io l'ho amato e dall'Egitto ho chiamato mio figlio" (v. 1).
In verità, all'instancabile predilezione divina, Israele risponde con indifferenza e addirittura con ingratitudine.
"Più li chiamavo - è costretto a constatare il Signore -, più si allontanavano da me" (v. 2). Tuttavia Egli mai abbandona Israele nelle mani dei nemici, perché "il mio cuore - osserva il Creatore dell'universo - si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione" (v. 8). 

Il cuore di Dio freme di compassione!
Nell'odierna solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Chiesa offre alla nostra contemplazione questo mistero, il mistero del cuore di un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull'umanità.
Un amore misterioso, che nei testi del Nuovo Testamento ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l'uomo.
Egli non si arrende dinanzi all'ingratitudine e nemmeno davanti al rifiuto del popolo che si è scelto; anzi, con infinita misericordia, invia nel mondo l'Unigenito suo Figlio perché prenda su di sé il destino dell'amore distrutto; perché, sconfiggendo il potere del male e della morte, possa restituire dignità di figli agli esseri umani resi schiavi dal peccato.
Tutto questo a caro prezzo: il Figlio Unigenito del Padre si immola sulla croce: "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine" (cfr. Gv 13, 1).
Simbolo di tale amore che va oltre la morte è il suo fianco squarciato da una lancia.
A tale riguardo, il testimone oculare, l'apostolo Giovanni, afferma: "Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue ed acqua" (cfr. Gv 19, 34).

Fermiamoci insieme a contemplare il Cuore trafitto del Crocifisso.
Abbiamo ascoltato ancora una volta, poco fa, nella breve lettura tratta dalla Lettera di san Paolo agli Efesini, che "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere con Cristo... Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù" (Ef 2, 4-6).
Essere in Cristo Gesù è già sedere nei cieli.
Nel Cuore di Gesù è espresso il nucleo essenziale del cristianesimo; in Cristo ci è stata rivelata e donata tutta la novità rivoluzionaria del Vangelo: l'Amore che ci salva e ci fa vivere già nell'eternità di Dio.
Scrive l'evangelista Giovanni: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna" (3, 16). Il suo Cuore divino chiama allora il nostro cuore; ci invita ad uscire da noi stessi, ad abbandonare le nostre sicurezze umane per fidarci di Lui e, seguendo il suo esempio, a fare di noi stessi un dono di amore senza riserve. 

Se è vero che l'invito di Gesù a "rimanere nel suo amore" (cfr. Gv 15, 9) è per ogni battezzato, nella festa del Sacro Cuore di Gesù, Giornata di santificazione sacerdotale, tale invito risuona con maggiore forza per noi sacerdoti, in particolare questa sera, solenne inizio dell'Anno Sacerdotale, da me voluto in occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars.
Mi viene subito alla mente una sua bella e commovente affermazione, riportata nel Catechismo della Chiesa Cattolica:


"Il sacerdozio è l'amore del Cuore di Gesù" (n. 1589). 


Come non ricordare con commozione che direttamente da questo Cuore è scaturito il dono del nostro ministero sacerdotale?
Come dimenticare che noi presbiteri siamo stati consacrati per servire, umilmente e autorevolmente, il sacerdozio comune dei fedeli?
La nostra è una missione indispensabile per la Chiesa e per il mondo, che domanda fedeltà piena a Cristo ed incessante unione con Lui; questo rimanere nel suo amore esige cioè che tendiamo costantemente alla santità, a questo rimanere come ha fatto san Giovanni Maria Vianney.

Lasciarsi conquistare pienamente da Cristo!
Questo è stato lo scopo di tutta la vita di san Paolo, al quale abbiamo rivolto la nostra attenzione durante l'Anno Paolino che si avvia ormai verso la sua conclusione; questa è stata la meta di tutto il ministero del Santo Curato d'Ars, che invocheremo particolarmente durante l'Anno Sacerdotale; questo sia anche l'obiettivo principale di ognuno di noi.
Per essere ministri al servizio del Vangelo, è certamente utile e necessario lo studio con una accurata e permanente formazione teologica e pastorale, ma è ancor più necessaria quella "scienza dell'amore" che si apprende solo nel "cuore a cuore" con Cristo.
È Lui infatti a chiamarci per spezzare il pane del suo amore, per rimettere i peccati e per guidare il gregge in nome suo.
Proprio per questo non dobbiamo mai allontanarci dalla sorgente dell'Amore che è il suo Cuore trafitto sulla croce. 

Solo così saremo in grado di cooperare efficacemente al misterioso "disegno del Padre" che consiste nel "fare di Cristo il cuore del mondo"!
Disegno che si realizza nella storia, man mano che Gesù diviene il Cuore dei cuori umani, iniziando da coloro che sono chiamati a stargli più vicini, i sacerdoti appunto.
Ci richiamano a questo costante impegno le "promesse sacerdotali", che abbiamo pronunciato il giorno della nostra Ordinazione e che rinnoviamo ogni anno, il Giovedì Santo, nella Messa Crismale.
Perfino le nostre carenze, i nostri limiti e debolezze devono ricondurci al Cuore di Gesù.
Se infatti è vero che i peccatori, contemplandoLo, devono apprendere da Lui il necessario "dolore dei peccati" che li riconduca al Padre, questo vale ancor più per i sacri ministri.
Come dimenticare, in proposito, che nulla fa soffrire tanto la Chiesa, Corpo di Cristo, quanto i peccati dei suoi pastori, soprattutto di quelli che si tramutano in "ladri delle pecore" (Gv 10, 1ss), o perché le deviano con le loro private dottrine, o perché le stringono con lacci di peccato e di morte?
Anche per noi, cari sacerdoti, vale il richiamo alla conversione e al ricorso alla Divina Misericordia, e ugualmente dobbiamo rivolgere con umiltà l'accorata e incessante domanda al Cuore di Gesù perché ci preservi dal terribile rischio di danneggiare coloro che siamo tenuti a salvare. 

Poc'anzi ho potuto venerare, nella Cappella del Coro, la reliquia del Santo Curato d'Ars: il suo cuore.
Un cuore infiammato di amore divino, che si commuoveva al pensiero della dignità del prete e parlava ai fedeli con accenti toccanti e sublimi, affermando che "dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo" (cfr. Lettera per l'Anno Sacerdotale, p. 2).
Coltiviamo, cari fratelli, questa stessa commozione, sia per adempiere il nostro ministero con generosità e dedizione, sia per custodire nell'anima un vero "timore di Dio": il timore di poter privare di tanto bene, per nostra negligenza o colpa, le anime che ci sono affidate, o di poterle - Dio non voglia! - danneggiare.
La Chiesa ha bisogno di sacerdoti santi; di ministri che aiutino i fedeli a sperimentare l'amore misericordioso del Signore e ne siano convinti testimoni.
Nell'adorazione eucaristica, che seguirà la celebrazione dei Vespri, chiederemo al Signore che infiammi il cuore di ogni presbitero di quella "carità pastorale" capace di assimilare il suo personale "io" a quello di Gesù Sacerdote, così da poterlo imitare nella più completa auto-donazione.
Ci ottenga questa grazia la Vergine Maria, della quale domani contempleremo con viva fede il Cuore Immacolato.
Per Lei il Santo Curato d'Ars nutriva una filiale devozione, tanto che nel 1836, in anticipo sulla proclamazione del Dogma dell'Immacolata Concezione, aveva già consacrato la sua parrocchia a Maria "concepita senza peccato".
E mantenne l'abitudine di rinnovare spesso quest'offerta della parrocchia alla Santa Vergine, insegnando ai fedeli che "bastava rivolgersi a lei per essere esauditi", per il semplice motivo che ella "desidera soprattutto di vederci felici".
Ci accompagni la Vergine Santa, nostra Madre, nell'Anno Sacerdotale che oggi iniziamo, perché possiamo essere guide salde e illuminate per i fedeli che il Signore affida alle nostre cure pastorali. Amen!

lunedì 4 febbraio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -quinta parte-




Qui trovate la  quarta parte del testo.




Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":




SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

Io credo sia evidente che il cuore diventi il nome totale di Cristo; e diventi il luogo della comprensione della verginità, il luogo della contemplazione, della comprensione della croce, della missione, del sitio di Gesù morente in croce, del Buon Pastore.

Il riferimento a Cristo come cuore perde il significato devozionale, ma assume un significato più profondo: Cristo come cuore diventa il luogo della stabilità profonda e dell'appartenenza, dell'affidamento totale della vita; diventa il riparo, il rifugio, la forza per l'azione; è riferimento della vita e, conseguentemente, punto di prospettiva da cui si guarda e si interpreta la realtà.

Cristo come cuore diviene il luogo della stabilità profonda e dell'affidamento nella mobilità, dentro la mobilità, in ciò che costituisce la mobilità e l'imprevedibilità della vita, delle durezze della vita, degli scontri della vita.

Cristo come cuore diviene riferimento non solo dell'imitazione, ma dello scambio, della reciprocità: "Ciò che è tuo è mio; ciò che è mio è tuo".
E' una cosa che deve caratterizzare la vita cristiana, richiamata anche nella simbologia sponsale di San Giovanni.
Lo Sposo e la Sposa, nella reciprocità e nello scambio, possono dire: "Quello che è mio è tuo, quello che è tuo è mio" (cf Lc 15,31); ma questo è il discorso che il Figlio fa al Padre.

Il Cristo come cuore diventa una sorgente nascosta e il luogo del nascondimento della propria interiorità più profonda; è a un tempo la sorgente nascosta della propria interiorità, della propria azione, di quello che si è, del come si è, del perché si è, e insieme anche il luogo del nascondimento, della propria interiorità più vera, dove si sta veramente e ultimamente di casa.
Per cui si dovrebbe rispondere: "Sto di casa in Cristo, sto di casa lì".


Se è così, la devozione al Cuore di Cristo è più che una devozione.
Può anche essere una devozione particolare, ma non è soprattutto una devozione; è piuttosto una chiave specifica di comprensione e di ricomprensione continua della centralità di Cristo, "il centro di tutti i cuori".

sabato 26 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -quarta parte-




Qui trovate la terza parte del testo.




Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":



SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

2.3 La pista che non deve essere trascurata è l'interpretazione del cuore aperto, come Giovanni sembra farcela intravedere nel capitolo 19 del suo Vangelo, quando mostra che questo avvenimento resta perennemente attuale, perché da lì sgorga la realtà della Chiesa: "Guarderanno a Colui che hanno trafitto".

Il fianco percosso del nuovo Adamo dà origine alla realtà della nuova Eva, che è precisamente la realtà della Chiesa, e in questo senso resta un riferimento perennemente aperto, anche fisicamente se volete, ma da leggere certo in profondità, nella sua interiorità.

Il fianco è aperto perché si possa vedere il "cuore nuovo".
Perché si possa comprenderne tutto il significato.
Perché appaia la vita, sorgente di "acqua viva", che è lo Spirito.
Perché siano resi visibili il dono e la condivisione della vita per i peccatori.

E sia per noi aperto l'accesso -il fianco è aperto- a questo cuore nuovo, in cui è custodita la presenza di Dio.
Il "cuore nuovo", che è Gesù, ha così, sulla croce, la sua massima rivelazione.

lunedì 21 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -quarta parte-



Qui trovate la terza parte del testo.


Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":




SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

Un'altra chiave di lettura o altre chiavi di lettura potremmo qualificarle come teologiche.

2.1 La prima pista di riflessione può essere il grande tema dell'Alleanza, o dell'esistenza secondo l'Alleanza, o del cuore "nuovo": non il cuore "di pietra", ma il cuore "di carne".

Si potrebbe qui richiamare la figura del servo di Jahwè, ma da collocare sullo sfondo del grande evangelo di Isaio, la seconda parte del libro di Isaia, dove Dio è il Salvatore, il Santo d'Israele è il Salvatore.

Secondo Isaia non è precisata la morte ignominiosa del servo di Jahwè; il passo ulteriore lo si farà nel Nuovo Testamento, quando si dirà "morte di croce", e la morte del maledetto: "Maledetto colui che pende dal legno" (Sal  3,13; cf Dt 21,23).
Gli autori del Nuovo Testamento non temeranno di parlare di legno.

Come è possibile che l'inviato di Dio muoia come un maledetto da Dio?
Non è evidente.
Questo è il grido di Gesù sulla croce, ma è anche il lamento: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché sei lontano dalla mia salvezza"? (Sal 22,2).

Non è un'analisi della coscienza di Cristo, è piuttosto il lamento di chi dice: Non è evidente che la salvezza sia compiuta così.
Ma è il grido dell'ultimo affidamento.
Il Padre c'è e, comunque, sarà evidente che, morendo affidato a Dio, questo affidamento non è deluso.
Questa è la risurrezione.

Allora il totalmente donato per i fratelli, anche se nel Deutero-Isaia non si dice dove sta la ragione profonda della solidarietà di Dio con il "servo", rivela comunque che Dio è dalla sua parte, rivela il modo di essere del Dio salvatore.

Nel Nuovo Testamento, la morte in croce dell'unico Figlio manifesterà pienamente la solidarietà profonda di Dio con il "servo".
E allora il cuore del servo, questo cuore secondo l'Alleanza, o questo servo come cuore secondo l'Alleanza, che realizza il cuore secondo l'Alleanza, induce a passare al Cristo Figlio.

Questo cuore, secondo l'Alleanza è dunque il cuore del "servo", che ha degli aspetti impensabili quando si arriva a Gesù Cristo; è il cuore del "servo di Jahwè" che rivive in maniera impensabile, eccedente, nel cuore del servo che è il Figlio: dove "eccedenza" dice l'unicità di un rapporto con Dio, e quindi anche l'unicità di un rapporto di solidarietà con gli uomini peccatori.

Maniera "eccedente" vuol dire che va al di là, che è eccessiva, che supera in maniera imprevedibile e tuttavia è in continuità con la figura del "servo di Jahwè".
L'umano vero di Gesù di Nazareth non poteva non essere l'umano del "giusto" e del "servo".

Dall'umano di Gesù prende senso la verità del nostro umano.
La verità dell'umano non è, dunque, un'idea: è la concretezza di un assoluto.
Questo è il paradosso.
Il fatto che Gesù Cristo sia l'assoluto dell'umano si realizza come la verità dell'umano.

Allora, eccedente, assolutamente eccedente, realizzazione del cuore secondo l'Alleanza, che rende possibile il costruirsi di questo cuore anche per noi mentre ne svela le contraddizioni, non può non dire la nostra verità.

Gesù non potrebbe dire all'uomo come dovrebbe essere se non dicendogli che l'uomo vero è quello dell'Alleanza; non può dirglielo in altro modo.
E può dirglielo, perché è il Figlio di Dio, è Dio.

Non può non dirci che il nostro cuore è sbagliato, che non è secondo l'Alleanza; ma insieme ci dice che è possibile che il nostro cuore raggiunga la sua verità.
E' una grazia, una possibilità che si apre.

La distanza del cuore di Cristo come cuore dell'Alleanza, realizzata in questa maniera eccedente, la distanza del Figlio unico di Dio, ripeto, è perciò la condizione del suo essere per, della sua possibilità di essere la verità del nostro cuore.
Se non fosse distante dal nostro cuore e non dicesse in termini umani che cos'è la verità dell'umano, non potrebbe neppure essere la verità del nostro cuore.

Lui solo può dirci assolutamente che la verità del nostro cuore è nell'Alleanza, nell'essere secondo l'Alleanza: può dircelo assolutamente, perché è l'assoluto concreto.

Questa è la divinità di Gesù Cristo.

Mentre ce lo dice, ci dice chi è, ci dice com'è, chi è Dio; ci dice com'è il mistero di Dio in questo coraggio inesprimibile della misericordia di Dio, che non si ferma di fronte a nulla, neppure dinanzi alla sfida dell'incomprensione e del rifiuto.

Questo comportamento del Figlio di Dio ci insegna la secolarità autentica del'uomo, cioè ol modo concreto di essere, di vivere, di realizzarsi secondo l'Alleanza.
Secolarità autentica dell'uomo è quella che prende senso dal Figlio, che è diventato uno di noi, che ha voluto abitare, vivere in mezzo a noi.
Secolarità autentica è quella del nuovo Adamo, del nuovo Abele di fronte a Caino (1Gv 3)

martedì 15 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -terza parte-



Qui trovate la seconda parte del testo.




Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":



SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

E' il punto di vista sintetico su Gesù Cristo da articolare, da analizzare, da cogliere: è, appunto, il Cuore di Cristo.

Alcune piste di riflessione:

1. La prima potremmo qualificarla come evangelica.
E' quella che riprende la storia evangelica di Cristo, il suo modo di presentarsi, di esprimersi.

Ciò che Gli sta a cuore è il Regno:
il messaggio e il significato della Sua missione si identificano con il Regno di Dio.
Il Regno di Dio è Lui stesso, presente in mezzo a noi.

La lettura dei miracoli rivela chi è Dio, come è il Regno di Dio, sia per i destinatari -i peccatori, i poveri, i malati- sia per il modo assolutamente gratuito con cui vengono compiuti per affermare comunque e in ogni caso il valore dell'uomo, secondo criteri che non sono i nostri: se per noi un uomo vale se conta o non conta rispetto a una certa scala di valori, per Dio un uomo vale perché è un uomo.

E come fa Dio a rovesciare i nostri criteri se non appunto partendo dagli ultimi?

Allora tutti quegli interrogativi, che gli evangelisti recensiscono di fronte ai gesti del Regno, dovrebbero diventare nostri: "Chi è costui"?

Dovremmo rileggere e ritrovare le parole del Regno, le parabole, quelle della misericordia e, in genere, del comportamento di Dio; e leggere la grande crisi che interviene nel rapporto con gli interlocutori  alla luce di un duplice affidamento: l'abbandono sempre più intenso al Padre, attraverso cui Egli manifesta l'esperienza singolare dell'amore di un Figlio; e l'altro affidamento, l'affidamento agli uomini, per la libertà, per il loro riscatto: "Il mio corpo per voi...il mio sangue per voi" (cfr Lc 22,19-20).

Rileggere e ritrovare tutto questo è anche comprendere che Egli è l'unica via e che il senso della vita si decide accettando di condividere la via che Egli percorre, nel Suo andare fisicamente a Gerusalemme.

Proprio da tutto ciò può apparire la lettura di Cristo come CUORE, il CUORE NUOVO, nel rapporto con il Padre e con gli uomini.

Il senso di Dio, il senso della presenza di Dio che Gesù rappresenta, l'abbandono al Padre, la preghiera, l'affidamento agli uomini, la decisione di essere completamente PER gli uomini, TUTTO QUESTO RIVELA SINTETICAMENTE CHI E', DAL DI DENTRO, QUAL E' L'UNITA' E IL CENTRO PROFONDO CHE ESPRIME IL CRISTO COME CUORE".

martedì 1 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -seconda parte-


Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":



SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO


2. Siamo al secondo ordine di considerazioni, la scoperta o la riscoperta, al di là di ciò che è storicamente stata la devozione al cuore di Cristo per due secoli, particolarmente nella storia del cristianesimo occidentale, ci ciò che c'è di valido e permanente.
E' la riscoperta del valore permanente di questo punto di vista su Gesù Cristo, in quanto Egli stesso viene visto come cuore.

Come potremmo esprimere questa presa di coscienza del valore permanente di questo punto di vista sintetico su Gesù Cristo?
Potremmo esprimerlo ritrovando forse il discorso antropologico, anche generale, ma più direttamente ritrovando il valore che l'antropologia biblica dà al cuore, come ciò che definisce l'umano: la profondità dell'umano, la comprensività dell'umano, l'unità profonda o il centro di unità profonda dell'umano, la qualità dell'umano, di ogni individuo umano.

Su questo sfondo va collocata anche la realtà, e il mistero, del Figlio dell'uomo che, in termini biblici, può e deve essere definito come cuore.
Vi è implicata la coscienza, vi è implicata la libertà, vi è implicata l'unità interiore e le sue coordinate che danno senso a un parlare, a un gestire, a un sentire, a un reagire, a un giudicare, a un donare e a un donarsi, a un condividere, a un rifiutare, a un perdonare.

Tutto questo è implicato nel discorso sul cuore in genere e, nel caso particolare, sul cuore assolutamente nuovo che è il Figlio dell'uomo come cuore.

Cristo è un cuore, Cristo è un tipo di cuore, il tipo di cuore singolare, assolutamente singolare che, nella sua singolarità e concretezza assoluta, è un tempo la verità del cuore dell'uomo perfettamente realizzato nel modo autentico, e insieme è rimando alla verità del cuore di Dio: ossia, ciò che deve essere l'uomo per essere un cuore autentico rimanda alla verità del cuore di Dio, o di Dio come cuore.

E' rimando alla verità di Dio come cuore, cioè alla profondità di Dio, alla interiorità di Dio, a ciò che costituisce, a ciò che è più segreto, più proprio, più caratteristico di Dio.
E' rimando, perché ne è il simbolo reale, secondo l'espressione del teologo Karl Rahner, che vede nel cuore di Cristo "il simbolo dell'amore incomprensibile e disinteressato, dell'amore che vince nell'insuccesso, che trionfa nell'abbattimento, che dona la vita dopo essere stato ucciso: di quell'amore-carità che è Dio".

Il Cuore è il "simbolo reale" del Figlio nel suo manifestarsi, nel suo autoenunciarsi secondo quell'eccedenza filiale, che lo pone in un rapporto singolare con Dio.
E lo esprime quanto una realtà umana può esprimerlo.
Dio si esprime in un umano; e questo umano esprime Dio quanto un umano può esprimerlo, perché non è un umano accanto a Dio, ma è l'umano del Figlio.
In tal senso, la verità dell'umano in Gesù è sintetizzata con la singolarità di questo umano stesso.

Così, dunque, l'uomo biblicamente si dice in termini di cuore, lo stesso Figlio dell'uomo biblicamente si deve dire come cuore, come verità dell'uomo cuore, o come rimando alla verità di Dio.

mercoledì 19 dicembre 2012

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO


Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":



SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO




"Un punto di unità nel rapporto tra consacrazione e secolarità, tra secolarità e senso della Chiesa, potrebbe essere ritrovato tra secolarità secondo lo Spirito e senso del Cuore di Cristo.

Facciamo tre ordini di riflessioni.

La prima ci porterà a una presa di distanza critica da un sospetto che grava su ogni discorso che si fa circa la devozione al Sacro Cuore.
Devozione che è andata subendo un'evoluzione: si è passati da una posizione fisicista, secondo cui il cuore fisico di Gesù era oggetto di devozione, a una visione più interiorista, secondo cui oggetto di devozione è il cuore come interiorità affettiva dell'uomo-Gesù fino a mettere in rapporto i due aspetti, dando al simbolo valore di significato.

La seconda riflessione ci porterà a ritrovare, di conseguenza, il valore permanente del cuore di Gesù come sintesi di tutta la sua realtà umana.

La terza considerazione ci porterà a riflettere sul valore permanente di questo punto di vista che può essere comune a tutta la Chiesa di Dio.

1. Prendiamo una specie di distanza critica, di fronte a un sospetto che grava su ogni discorso che  si fa circa la devozione al Sacro Cuore.
L'aspetto da cui prendere una distanza critica coincide con la crisi stessa della devozione al Sacro Cuore, che ha segnato una sua punta caratteristica intorno agli anni Cinquanta.
In questo contesto si colloca l'enciclica molto significativa di Pio XII, Haurietis aquas, tesa a far ritrovare il valore permanente del riferimento al cuore di Cristo.

L'enciclica dava due importanti orientamenti: 
  • collocare il discorso sul cuore di Cristo totalmente entro la storia dell'Alleanza, come storia dell'amore di Dio per l'uomo, come manifestazione del dono della carità; 
  • e individuare la carità di Cristo come il valore sintetico  sia della manifestazione-comunicazione di Dio sia dell'uomo che accoglie che questa comunicazione.

L'enciclica tentava cioè di descrivere Gesù in termini di CARITA': nella sua dimensione affettiva, spirituale e increata, come presenza-rivelazione dell'amore di Dio in Gesù.
In questo senso riproponeva la considerazione del cuore fisico di Gesù come simbolo.

Appare dunque del tutto giustificato qualificare la realtà di Gesù come cuore, assumendo la categoria neotestamentaria di agape.
Letto come cuore e come agape, il modo di essere-uomo di Gesù esprime anche tutta la sua novità.
  • Il cuore di Gesù è nuovo rispetto al cuore di pietra dei peccatori;
  • è nuovo per il rapporto singolare che il Figlio vive con il Padre.


Rispetto al nostro punto di vista, cioè al raccordo con la secolarità secondo lo Spirito, la crisi della devozione al Sacro Cuore si può descrivere da due direzioni diverse.

Da un lato, una devozione come questa può correre il rischio di essere ambigua se si pone come un sentimentalismo, un intimismo, o se si collega a un senso ambiguo di vittimismo, che nulla ha a che fare con il valore cristiano della riparazione.
Un vittimismo, un ripiegamento su di sé, non può far prendere sul serio l'esistenza e l'impegno nella storia, nel mondo, per il mondo.

Dall'altro versante, si è sviluppata molto una devozione che faceva perno sul regno del cuore di Cristo in maniera ambigua o ideologica.

Può nascere allora la domanda se una devozione che si è espressa così può sostenere la secolarità secondo lo Spirito.
Nel primo caso, dove l'accento è posto sul vittimismo, sembrerebbe impossibile collegare un discorso tra cuore di Cristo e secolarità secondo lo Spirito.
Nel secondo caso, vi sarebbe una secolarità non completamente cristiana, ma abbastanza ambigua.

Va pure ricordato che la scoperta del cuore di Cristo, nel contesto storico di cui stiamo parlando, pur con le ambiguità di cui si è detto, rappresenta effettivamente e in profondità una cosa molto importante, cioè la riscoperta del volto autentico di Dio, che è misericordia.
Il Dio cristiano è il Dio misericordioso.

Charles de Foucauld diceva: Bisogna richiamare che il cristianesimo è una religione tutta carità e tutta misericordia: essa ha come emblema un cuore.

La riscoperta del Cuore di Cristo può essere vista come la riscoperta non di un Dio ambiguo, nel quale non si può confidare, non di un Dio vendicativo, ma di un Dio che, di fronte al mondo peccatore, è misericordia.
La riscoperta del volto autentico di Dio porta alla riscoperta del volto dell'uomo come colui che è bisognoso, e quindi termine di una misericordia ineffabilmente coraggiosa, che nulla ferma, nemmeno il peccato, nemmeno l'inimicizia dell'uomo di fronte a Dio, inimicizia che Dio affronta e supera.

E' IL CORAGGIO DELLA MISERICORDIA DI DIO.

Allora la riscoperta del volto autentico di Dio e dell'uomo, sottesa alla devozione del Cuore di Cristo, conduce alla riscoperta del senso della Misericordia, dell'azione misericordiosa di Dio, ed è via alla riscoperta della visione cristocentrica della realtà.

La realtà ha, nella prospettiva della fede, un punto di riferimento unitario, centrale: che è Cristo, via di accesso alle profondità dell'esperienza dell'Alleanza, via d'accesso al mistero della comunione dell'alleanza con Dio e della interiorità cristiana, non esclusa l'esperienza mistica.