sabato 26 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -quarta parte-




Qui trovate la terza parte del testo.




Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":



SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

2.3 La pista che non deve essere trascurata è l'interpretazione del cuore aperto, come Giovanni sembra farcela intravedere nel capitolo 19 del suo Vangelo, quando mostra che questo avvenimento resta perennemente attuale, perché da lì sgorga la realtà della Chiesa: "Guarderanno a Colui che hanno trafitto".

Il fianco percosso del nuovo Adamo dà origine alla realtà della nuova Eva, che è precisamente la realtà della Chiesa, e in questo senso resta un riferimento perennemente aperto, anche fisicamente se volete, ma da leggere certo in profondità, nella sua interiorità.

Il fianco è aperto perché si possa vedere il "cuore nuovo".
Perché si possa comprenderne tutto il significato.
Perché appaia la vita, sorgente di "acqua viva", che è lo Spirito.
Perché siano resi visibili il dono e la condivisione della vita per i peccatori.

E sia per noi aperto l'accesso -il fianco è aperto- a questo cuore nuovo, in cui è custodita la presenza di Dio.
Il "cuore nuovo", che è Gesù, ha così, sulla croce, la sua massima rivelazione.

giovedì 24 gennaio 2013

IL SACRO CUORE E L'ANNO DELLA FEDE: pensieri di San Francesco di Sales


Il 24 gennaio ricorre la memoria liturgica di San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa, che (come detto in un altro post) anticipò la devozione al Cuore Sacratissimo di Gesù e fondò -assieme a Santa Giovanna Francesca di Chantal- l'ordine della Visitazione, quello in cui visse come religiosa Santa Margherita Maria Alacoque.


Nell'Anno della Fede ed in questo mese di gennaio, ecco allora un brano sul Sacro Cuore, tratto dagli scritti del Santo.





IL CUORE APERTO

"Dopo che Gesù era già morto sulla croce, uno dei soldati gli aprì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua.
Squarciato il fianco, si poté constatare che Egli era proprio morto per la malattia del suo Cuore, ossia per l'amore del suo Cuore.

Nostro Signore ha voluto che il suo costato venisse aperto perché potessimo vedere i pensieri del suo Cuore, pensieri di amore per noi, creature formate a sua immagine e somiglianza e suoi figli amati.
E così ci rendessimo conto di quanto Egli desideri colmarci di grazie e donarci il suo stesso Cuore.

Il secondo motivo è perché andiamo a Lui con fiducia totale, per ritirarci e nasconderci nel suo costato, al riparo dagli assalti del nemico, per trovare lì pace e riposo.
Infatti Egli ha permesso che gli fosse aperto il costato proprio per accoglierci in esso con una benevolenza e un amore che non hanno uguali.
Il fianco trafitto del Salvatore ci svela come Egli abbia scelto la morte di croce per testimoniare l'amore che aveva per noi.
Un solo sospiro del suo Cuore sarebbe stato più che sufficiente per salvarci, ma Egli non poteva essere appagato se non fosse morto proprio d'amore.
Infatti più si ama, più si desidera soffrire per la persona amata.
E' un fatto incomprensibile che Dio ci abbia tanto amato da lasciar morire il proprio Figlio per noi che avevamo meritato la morte.
Il Figlio di Dio muore su una croce: chi ve lo ha messo?
Certamente l'amore.
Ora, poiché è certo che è morto d'amore per noi, il  minimo che possiamo fare è vivere d'amore per Lui.

Guarda il Salvatore sulla croce: Egli ci conosceva tutti per nome e per ciascuno formulava pensieri d'amore, per te diceva al Padre: "Prendo su di me tutti i peccati, soffrirò i tormenti della morte affinché egli non perisca.
Che io muoia purché egli viva"!
Così con tenerezza materna, il Cuore divino prevedeva, disponeva, otteneva per ciascuno di noi tutti i benefici e le grazie di cui godiamo.

Che cosa può temere chi si sa amato in tal modo?
Stringiti dunque al Cuore di Gesù come un bimbo a sua madre.
Egli ti porterà, ti solleverà, ti condurrà fra i sentieri sassosi di questa vita mortale.

Se guardi spesso il Cuore del Signore è impossibile che tu non lo trovi sommamente amabile perché è un Cuore estremamente dolce, soave, condiscendente, così innamorato di noi misere creature, così disposto a fare grazia ai miseri, così buono verso quanti si pentono!

Là, nel Suo Cuore trafitto leggo scritto col Suo Sangue il mistero del Suo amore, adoro la testimonianza inestimabile della Sua immensa misericordia.

Per la larga apertura che la lancia fece nel costato del mio buon Maestro io penetro fino al Suo Cuore, lì vi riposo nella misericordia del mio Dio, lì trovo ogni bene.
Io voglio stabilire la mia dimora nella ferita che la lancia ha aperto nel costato del mio Gesù, lì, in quella fornace di amore.
Presso questo focolaio ardente si rianimerà la fiamma spesso languente del mio amore.

Signore, il tuo Cuore è la vera Gerusalemme: concedimi di sceglierlo per sempre come luogo del mio riposo.
Abitando in questa città divina io berrò a lunghi sorsi alle fonti del mio Salvatore, accosterò le mie labbra al sangue che ne stilla, me ne inebrierò e in questa santa ebrezza andrò cantando per le vie di Gerusalemme l'alleluia dell'amore".

lunedì 21 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -quarta parte-



Qui trovate la terza parte del testo.


Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":




SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

Un'altra chiave di lettura o altre chiavi di lettura potremmo qualificarle come teologiche.

2.1 La prima pista di riflessione può essere il grande tema dell'Alleanza, o dell'esistenza secondo l'Alleanza, o del cuore "nuovo": non il cuore "di pietra", ma il cuore "di carne".

Si potrebbe qui richiamare la figura del servo di Jahwè, ma da collocare sullo sfondo del grande evangelo di Isaio, la seconda parte del libro di Isaia, dove Dio è il Salvatore, il Santo d'Israele è il Salvatore.

Secondo Isaia non è precisata la morte ignominiosa del servo di Jahwè; il passo ulteriore lo si farà nel Nuovo Testamento, quando si dirà "morte di croce", e la morte del maledetto: "Maledetto colui che pende dal legno" (Sal  3,13; cf Dt 21,23).
Gli autori del Nuovo Testamento non temeranno di parlare di legno.

Come è possibile che l'inviato di Dio muoia come un maledetto da Dio?
Non è evidente.
Questo è il grido di Gesù sulla croce, ma è anche il lamento: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché sei lontano dalla mia salvezza"? (Sal 22,2).

Non è un'analisi della coscienza di Cristo, è piuttosto il lamento di chi dice: Non è evidente che la salvezza sia compiuta così.
Ma è il grido dell'ultimo affidamento.
Il Padre c'è e, comunque, sarà evidente che, morendo affidato a Dio, questo affidamento non è deluso.
Questa è la risurrezione.

Allora il totalmente donato per i fratelli, anche se nel Deutero-Isaia non si dice dove sta la ragione profonda della solidarietà di Dio con il "servo", rivela comunque che Dio è dalla sua parte, rivela il modo di essere del Dio salvatore.

Nel Nuovo Testamento, la morte in croce dell'unico Figlio manifesterà pienamente la solidarietà profonda di Dio con il "servo".
E allora il cuore del servo, questo cuore secondo l'Alleanza, o questo servo come cuore secondo l'Alleanza, che realizza il cuore secondo l'Alleanza, induce a passare al Cristo Figlio.

Questo cuore, secondo l'Alleanza è dunque il cuore del "servo", che ha degli aspetti impensabili quando si arriva a Gesù Cristo; è il cuore del "servo di Jahwè" che rivive in maniera impensabile, eccedente, nel cuore del servo che è il Figlio: dove "eccedenza" dice l'unicità di un rapporto con Dio, e quindi anche l'unicità di un rapporto di solidarietà con gli uomini peccatori.

Maniera "eccedente" vuol dire che va al di là, che è eccessiva, che supera in maniera imprevedibile e tuttavia è in continuità con la figura del "servo di Jahwè".
L'umano vero di Gesù di Nazareth non poteva non essere l'umano del "giusto" e del "servo".

Dall'umano di Gesù prende senso la verità del nostro umano.
La verità dell'umano non è, dunque, un'idea: è la concretezza di un assoluto.
Questo è il paradosso.
Il fatto che Gesù Cristo sia l'assoluto dell'umano si realizza come la verità dell'umano.

Allora, eccedente, assolutamente eccedente, realizzazione del cuore secondo l'Alleanza, che rende possibile il costruirsi di questo cuore anche per noi mentre ne svela le contraddizioni, non può non dire la nostra verità.

Gesù non potrebbe dire all'uomo come dovrebbe essere se non dicendogli che l'uomo vero è quello dell'Alleanza; non può dirglielo in altro modo.
E può dirglielo, perché è il Figlio di Dio, è Dio.

Non può non dirci che il nostro cuore è sbagliato, che non è secondo l'Alleanza; ma insieme ci dice che è possibile che il nostro cuore raggiunga la sua verità.
E' una grazia, una possibilità che si apre.

La distanza del cuore di Cristo come cuore dell'Alleanza, realizzata in questa maniera eccedente, la distanza del Figlio unico di Dio, ripeto, è perciò la condizione del suo essere per, della sua possibilità di essere la verità del nostro cuore.
Se non fosse distante dal nostro cuore e non dicesse in termini umani che cos'è la verità dell'umano, non potrebbe neppure essere la verità del nostro cuore.

Lui solo può dirci assolutamente che la verità del nostro cuore è nell'Alleanza, nell'essere secondo l'Alleanza: può dircelo assolutamente, perché è l'assoluto concreto.

Questa è la divinità di Gesù Cristo.

Mentre ce lo dice, ci dice chi è, ci dice com'è, chi è Dio; ci dice com'è il mistero di Dio in questo coraggio inesprimibile della misericordia di Dio, che non si ferma di fronte a nulla, neppure dinanzi alla sfida dell'incomprensione e del rifiuto.

Questo comportamento del Figlio di Dio ci insegna la secolarità autentica del'uomo, cioè ol modo concreto di essere, di vivere, di realizzarsi secondo l'Alleanza.
Secolarità autentica dell'uomo è quella che prende senso dal Figlio, che è diventato uno di noi, che ha voluto abitare, vivere in mezzo a noi.
Secolarità autentica è quella del nuovo Adamo, del nuovo Abele di fronte a Caino (1Gv 3)

martedì 15 gennaio 2013

RAPPORTO TRA SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO -terza parte-



Qui trovate la seconda parte del testo.




Dal libro di don Giovanni Moioli "Il centro di tutti i cuori":



SECOLARITA' SECONDO LO SPIRITO
E DEVOZIONE AL CUORE DI CRISTO

E' il punto di vista sintetico su Gesù Cristo da articolare, da analizzare, da cogliere: è, appunto, il Cuore di Cristo.

Alcune piste di riflessione:

1. La prima potremmo qualificarla come evangelica.
E' quella che riprende la storia evangelica di Cristo, il suo modo di presentarsi, di esprimersi.

Ciò che Gli sta a cuore è il Regno:
il messaggio e il significato della Sua missione si identificano con il Regno di Dio.
Il Regno di Dio è Lui stesso, presente in mezzo a noi.

La lettura dei miracoli rivela chi è Dio, come è il Regno di Dio, sia per i destinatari -i peccatori, i poveri, i malati- sia per il modo assolutamente gratuito con cui vengono compiuti per affermare comunque e in ogni caso il valore dell'uomo, secondo criteri che non sono i nostri: se per noi un uomo vale se conta o non conta rispetto a una certa scala di valori, per Dio un uomo vale perché è un uomo.

E come fa Dio a rovesciare i nostri criteri se non appunto partendo dagli ultimi?

Allora tutti quegli interrogativi, che gli evangelisti recensiscono di fronte ai gesti del Regno, dovrebbero diventare nostri: "Chi è costui"?

Dovremmo rileggere e ritrovare le parole del Regno, le parabole, quelle della misericordia e, in genere, del comportamento di Dio; e leggere la grande crisi che interviene nel rapporto con gli interlocutori  alla luce di un duplice affidamento: l'abbandono sempre più intenso al Padre, attraverso cui Egli manifesta l'esperienza singolare dell'amore di un Figlio; e l'altro affidamento, l'affidamento agli uomini, per la libertà, per il loro riscatto: "Il mio corpo per voi...il mio sangue per voi" (cfr Lc 22,19-20).

Rileggere e ritrovare tutto questo è anche comprendere che Egli è l'unica via e che il senso della vita si decide accettando di condividere la via che Egli percorre, nel Suo andare fisicamente a Gerusalemme.

Proprio da tutto ciò può apparire la lettura di Cristo come CUORE, il CUORE NUOVO, nel rapporto con il Padre e con gli uomini.

Il senso di Dio, il senso della presenza di Dio che Gesù rappresenta, l'abbandono al Padre, la preghiera, l'affidamento agli uomini, la decisione di essere completamente PER gli uomini, TUTTO QUESTO RIVELA SINTETICAMENTE CHI E', DAL DI DENTRO, QUAL E' L'UNITA' E IL CENTRO PROFONDO CHE ESPRIME IL CRISTO COME CUORE".

venerdì 11 gennaio 2013

IL SACRO CUORE E L'ANNO DELLA FEDE: pensieri di don Bosco



Il Cuore Sacratissimo di Cristo è il Cuore che continua a battere nella Santa Eucaristia: Cuore Eucaristico di Gesù cui possiamo andare con confidenza e amore per ottenere l'Amore di Dio!

Particolare del presbiterio della Basilica Salesiana del Sacro Cuore, Roma

La pala d'altare che raffigura il Cuore Sacratissimo di Gesù, sormonta il Tabernacolo che ospita il Cuore Eucaristico di Nostro Signore

Don Bosco (che festeggeremo il 31 prossimo) sottolinea questo legame: sia il santo educatore nostro intercessore, affinché ci ottenga la grazia di scoprire e riconoscere Gesù come Cuore che ci ama, che Si dona, che brucia d'Amore per noi, proprio nel Santissimo Sacramento!




"Qui si acquista il vero calore, voglio dire l'amor di Dio, e non solo per sé, ma per portarlo altrove e farne partecipi le anime.

Ne abbiamo la sorgente nel Santissimo Sacramento.

Propagate questa devozione che tutte le racchiude: la devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Abbiate sempre dinanzi alla vostra mente il pensiero dell'amore di Dio nella Santa Eucaristia". 

( MB XVI, 195)

mercoledì 9 gennaio 2013

IL SACRO CUORE E L'ANNO DELLA FEDE



La lettera apostolica "Porta Fidei", con la quale Papa Benedetto XVI ha indetto l'Anno della Fede, al n.13 rammenta che "I santi e i beati sono gli autentici testimoni della fede".

Per tale motivo, anche nella "Nota con indicazioni pastorali per l'anno della fede", la CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede), invita a "diffondere la conoscenza dei Santi, utilizzando anche i mezzi di comunicazione sociale". (n.5)

I Santi devoti del Sacro Cuore sono moltissimi, alcuni ne hanno addirittura preceduto la teologia "ufficiale", collocandosi temporalmente prima delle rivelazioni di Nostro Signore a Santa Margherita Maria Alacoque.

Fra questi, potremmo ad esempio citare San Francesco di Sales, che insieme a Santa Giovanna di Chantal fu proprio il fondatore dell'Ordine della Visitazione, di cui poi fece parte Santa Margherita.

Il blog vuole proporre, in spirito di filiale riconoscenza al Santo Padre per questo nuovo anno speciale da lui indetto, un piccolo florilegio di pensieri dei Santi che coltivarono nella loro spiritualità, la devozione al Cuore di Cristo.

Il lavoro sarà organizzato con un ordine ben preciso, offrendo pensieri dei Santi di cui si fa memoria nel mese in corso.
Testi lunghi o brevissimi "spunti" sull'amore al Sacro Cuore coltivato da chi ci ha preceduto nella Gerusalemme Celeste ci aiuteranno a meditare sulle ricchezze nascoste nel Cuore di Colui che ci ama infinitamente.