domenica 22 aprile 2012

APPROFONDIMENTO SULL'ENCICLICA HAURIETIS ACQUAS- prima parte


Il blog propone una serie di approfondimenti storico-dottrinali sull'Enciclica Haurietis Aquas, tratti dal testo del documento magisteriale pubblicato a cura delle edizioni Adp.
Autore di questi brani è  P. Mario Lessi Ariosto sj.
Per facilità di lettura, il testo verrà diviso in più parti.
L'enciclica verrà semplicemente indicata come H.A.





Con l'enciclica Haurietis Acqus, Pio XII, che prendeva l'avvio dal centenario dell'estensione a tutta la Chiesa della solennità del Sacro Cuore, si proponeva un duplice intento: promuovere il culto già esistente verso una maggiore interiorità e insieme suggerire le linee per un suo approfondimento dottrinale in modo da poter sostenere una sua pastorale più aperta e illuminata.
Nel documento volle richiamare alcune, tra le molte, esortazioni fatte nel clima bellico, per invitare i fedeli a rivolgere la propria preghiera al Cuore del divin Salvatore, Re della pace, fornace ardente di carità, re e centro di tutti i cuori, simbolo naturale di quell'amore con cui si dà interamente a noi nell'Eucaristia.
Insieme confermò la paterna compiacenza per le iniziative che promuovevano il culto al Cuore di Cristo, sia a livello culturale che a livello della pietà.
In particolare tra queste indicò quelle dell'Apostolato della Preghiera, che considerava come una perfetta forma di devozione verso il Sacratissimo Cuore di Gesù, in modo che la devozione verso il Cuore di Gesù non può in alcun modo essere disgiunta dall'Apostolato dell Preghiera.


IL CULTO AL SACRO CUORE NELLA SUA CARATTERISTICA DI ECCLESIALITA'

L'enciclica H.A. era stata concepita da Pio XII come proposta di considerazioni che riteneva utili per superare certe incomprensioni, allora esistenti nella Chiesa, circa la vera natura del culto al Sacro Cuore.
Incomprensioni che si esprimevano mediante riserve e poca stima della sua validità per la parte più attiva dei cristiani. Pio XII non nascondeva che alcune incomprensioni nascevano dal modo come in certi ambienti era stato diffuso e praticato il culto al Sacro Cuore, quasi fermandosi a un livello superficiale, e incoraggiandolo con motivazioni non sempre esattamente comprese.
Per questo l' H.A. intendendo approvare di nuovo tale culto, nell'aspetto dottrinale e nelle forme di pietà che lo esprimevano, non manca di richiamare la necessità di purificarne quegli aspetti che, anche dottrinalmente, apparivano devianti per i fedeli.
In questo modo viene orientata la visione e la pratica del culto al Sacro Cuore con la precisazione della sua vera natura, della sua nota ecclesiale e delle sue radici più solide, quali quelle che si trovano nei testi della S. Scrittura, della tradizione e della sacra Liturgia. (H.A. n55)

Culto quindi non solo esteriore e superficiale, ma dotato di una interiorità che trae la sua linfa vitale dalle radici stesse del dogma cattolico (H.A. n 53) e sviluppo dei dogmi fondamentali: Trinità, Incarnazione e Redenzione.

L'ecclesialità del culto al Sacro Cuore Pio XII l deriva dal fatto che esso era stato approvato indipendentemente da ogni rivelazione privata, ma soltanto assecondando i voti dei fedeli (H.A. n 54)
Furono infatti le domande dei vescovi e dei fedeli che mossero la S. Congregazione dei Riti e Clemente XIII, nel 1756,  concedere la festa del Sacro Cuore, prima in forma limitata e di privilegio e, successivamente, sotto il beato Pio IX nel 1856, in forma estesa e solenne (H. A. n. 54)
Questa nota ecclesiale trovava una conferma nelle encicliche dei suoi predecessori Leone XIII e Pio XI, varie volte richiamate nell' H.A.
Con l'enciclica Annum Sacrum, del 25 maggio 1899, Leone XIII, sulla base dei molteplici interventi dei suoi predecessori in favore del culto al Sacro Cuore, qule simbolo della infinita carità divina, aveva esposto le ragioni a sostegno della consacrazione dell'intero genere umano, che il Ppa ordinò si facesse in tutta la Chiesa.
Pio XI, con l'enciclica QUAS PRIMAS, dell'11 dicembre 1925, aveva sviluppato il senso della consacrazione voluta da Leone XIII, prolungandola nella linea della regalità di Cristo, di cui istituisce la festa, esplicitando il senso pasquale di quella del Sacro Cuore, che è centrata più sulla Passione.
Con l'enciclica MISERENTISSIMUS REDEMPTOR, dell'8 maggio 1928, il medesimo Pontefice veva infatti posto l'accento su quella nota particolare, quasi distintiva, quella cioè della espiazione-riparazione, che aveva caratterizzato un pecualiare ambito del diffondersi storico del culto al Cuore di Gesù.

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