venerdì 2 maggio 2014

AMARE L'AMORE - meditazione per il primo venerdì del mese -


Da "Scoprire il Cuore di Gesù con S. Margherita Maria" (ed. Il pozzo di Giacobbe):

AMARE L'AMORE

Gesù ci ha parlato dell'amore traboccante del Suo Cuore: amore che non può più contenere dentro di sé.
Margherita Maria ci dice, nel linguaggio del suo tempo, con l'aiuto di immagini semplici, quello che ha potuto percepire delle insondabili ricchezze del cuore di Cristo".

Ecco quali sono "i desideri del Cuore di Gesù, ciò che Egli attende da noi:

Il gran desiderio di vedere il Suo Cuore onorato da un culto particolare, allo scopo di rinnovare nel mondo gli effetti  della Redenzione.

Per far partecipi dei Suoi doni le anime e i cuori ben disposti, Gesù desidera ardentemente di essere conosciuto, amato e glorificato dalle Sue creature, nelle quali vuole regnare come sorgente di ogni bene, al fine di provvedere alle loro necessirà; per questo vuole che ci rivolgiamo a Lui con grande fiducia.
Egli vuole che l'amore e gli omaggi degli uomini siano espressione di libera, amorevole e spontanea volontà.

Se il Signore desidera che il Suo Cuore sia amato, onorato e glorificato, è soprattutto per riconoscenza dei suoi favori verso di noi, ma anche per farci lasciare il nostro stato di peccatori comunicandoci pienamente salvezza e vita.



Come fare per rispondere al Suo invito e immergersi in questa corrente d'amore?


ACCOGLIERE

Aprire il proprio cuore per appagare, in qualche modo l'ardente desiderio del Cuore di Gesù di effondersi, di comunicarsi.
Questa attitudine di accoglienza richiede necessariamente un riconoscimento delle nostre colpe: siamo tutti peccatori.
Richiede fede e fiducia in Colui che ci perdona.
Margherita Maria scriverà ad una delle sue corrispondenti: Lei ha sempre troppo timore; e ciò che dispiace al Signore, perché da lei vuole ricevere un'amorosa fiducia.



RISPONDERE

 ...con una risposta d'amore che impegna tutta la vita.
Margherita Maria ci avverte a più riprese che non si tratta di una devozione fatta di sole preghiere, ma di perfetta conformità alle virtù del Divin Cuore. Egli ci manifesta l'ardente desiderio che la nostra vita diventi simile alla sua.
Cosa vuole dire vita conforme a quella di Gesù?
La santa risponde:

Sia costante nell'amare il Sacro Cuore di Gesù Cristo, nel trattare con il prossimo....
cerchi di conformarsi, per quanto le sarà possibile, alla Sua umiltà e alla Sua dolceza.
Il vero amore di DIo produce certamente l'amore per gli altri.
Amare il Cuore di Gesù vuol dire cercare di farGli piacere esercitando la santa carità, pensando e parlando sempre bene del prossimo, assistendo i poveri secondo le nostre possibilità.
Margherita invita spesso anche alla conformità con Gesù sofferente, umiliato, disprezzato.
Ma avverte: si contenti, senza cercarle, delle occasioni sia di umiliazione che di contraddizione che Egli le manderà e ne profitti in silenzio.

A coloro che desiderano andare ancora più avanti nella devozione, Margherita Maria consiglia di renderGli amore per amore consacrandosi a lui.

venerdì 4 aprile 2014

MEDITAZIONE PER IL PRIMO VENERDI' DEL MESE (testo di Luigi Filosomi, s.j.)



IL CUORE DI GESU', INCARNAZIONE DELLA MISERICORDIA DI DIO
DI PADRE LUIGI FILOSOMI, s.j.




Dio è, secondo la definizione di Giovanni, Amore (1Gv 4,16).
Ma come l'amore della mamma verso il figlio cattivo è diverso da quello per il figlio buono, così l'amore del Cuore di Gesù per noi fragili peccatori è diverso da quello che Egli nutre per il Padre e per la Madre immacolata, e possiede perciò un'accentuata venatura di comprensione, di compassione e di misericordia.
Per rispondere perciò ai giansenisti e ai loro epigoni dei nostri tempi, ma soprattutto per la nostra riflessione, rifacciamoci alla eccessiva misericordia e bontà che risplende in tutto il Vangelo e che, guarda caso, scandalizzava già i giansenisti di allora: gli scribi e i farisei.

Gesù non è soltanto la manifestazione, ma che l'incarnazione della misericordia del Padre.

Cristo - spiega il Papa - conferisce a tutta la tradizione veterotestamentaria della misericordia divina un significato definitivo.
Non soltato parla di essa e la spiega con l'uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto Egli stesso la incarna e la personifica.
Egli stesso è, in un certo senso, la misericordia. (Giovanni Paolo II - Dives in Misericordia)

Gesù, assumendo la natura umana, è diventato l'incontro tra la misericordia divina e la miseria e fragilità umana e, pur continuando ad amarci con il Cuore di Dio, ha cominciato ad amarci anche cuore d'uomo, come proclama il Vaticano II (GS 22)


IL FIGLIO PRODIGO

La più fedele rappresentazione del Cuore di Cristo l'abbiamo senz'altro nel capolavoro delle parabole: quella del figlio prodigo, che Giovanni Paolo II definisce "l'uomo di tutti i tempi" (Dives in Misericordia, n.4).
Il padre della parabola poteva certo mettere in moto gli ingranaggi della sua giustizia, perché il figlio "non soltanto aveva dissipato la parte del patrimonio spettantegli, ma inoltre aveva toccato sul vivo e offeso il padre con la sua condotta" (Dives in Misericordia, n.5)
Eppure, a un cenno di pentimento del figlio, si commuove e, sfidando lo scandalo e la contestazione del fratello maggiore, lo riammette nella dignità di figlio e organizza una sontuosa festa, perché quel suo figlio "era morto ed è tornato alla vita; era perduto ed è stato ritrovato" (Lc 15,32)
E' proprio il caso di ricordare la conclusione che trae Gesù dalla parabola della pecora smerrita: "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti, che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7) 

Negare o soltanto cercare di attenuare questa misericordia di Dio, è falsare la figura e la missione di Gesù e, di conseguenza, anche quella delal sua Chiesa (Cfr Dives in misericordia, n.1) 

venerdì 7 marzo 2014

Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè stesso, quarta parte - un testo di Padre Garrigou Lagrange, op

 

Si conclude la pubblicazione della traduzione dell'articolo di Padre Garrigou-Lagrange "Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè Stesso".

Il Padre domenicano affronta l'ultimo aspetto del dono del Cuore Eucaristico di Cristo: il Suo Preziosissimo Sangue versato per tutti.

Alle anime ferventi, il compito di contribuire ad illuminare quelle più lontane da Dio, non contando sulle sole proprie forze, ma appoggiandosi sulle infinite grazie che ci provengono dal Cuore Eucaristico di Cristo .

E' stato necessario - e lo dico per correttezza - qualche minimo e sparuto adattamento di alcune frasi che sarebbero parse poco attuali in relazioni alle nostre condizioni storico-sociali, ma che avevano un'altra portata all'epoca in cui fu redatto il testo. 

Ringrazio quanti hanno seguito con attenzione queste pubblicazioni.


Qui trovate la terza parte.






 IL CUORE EUCARISTICO DI GESU' E IL DONO PERFETTO DI SE' STESSO

(quarta parte)
IL CUORE EUCARISTICO DI GESU' E IL DONO INCESSANTE E QUOTIDIANO DI SE' STESSO

 

Infine Gesù ci dona tutti i giorni l'Eucaristia come Sacramento e come Sacrificio.
Avviene incessantemente, ad ogni minuto del giorno, che la Messa e numerose Messe siano celebrate su tutta la terra, dovunque sorga il sole.
E' questa l'incessante manifestazione dell'Amore misericordioso del Cristo che risponde ai bisogni spirituali di ogni epoca e di ogni anima.
"Cristo, dice San Paolo agli Efesini -5,26-  ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata". 
E' così che Egli concede, soprattutto per mezzo della Messa e della Comunione, le grazie di cui la Chiesa ha bisogno nei diversi momenti della sua storia.
La Messa è stata una sorgente di grazie sempre nuove nelle catacombe, più tardi nel periodo delle pesanti invasioni barbariche, nelle diverse epoche del Medioevo, e lo è sempre, ancora oggi, per darci la forza di resistere ai grandi pericoli che ci minacciano, alle associazioni atee propagate nel mondo, per distruggere la religione.
Malgrado la tristezza dell'ora presente, la vita interiore della Chiesa dei nostri tempi, in ciò che Essa ha di più elevato, è certamente ben vista dall'alto, come la vedono Dio e i Suoi Angeli.
Tutte queste grazie ci vengono dal Cuore Eucaristico di Gesù, che ci ha donato la Santa Messa e la Comunione, che ci dona ogni giorni il Suo Sangue sacramentalmente versato sull'altare.
Una sola goccia del Prezioso Sangue del Salvatore può rigenerare tutti i poveri infedeli che si smarriscono sempre più  conducendo altri alla perdizione.
Non ci si pensa mai abbastanza.
Il culto del Prezioso Sangue del Salvatore e la sofferenza profonda di vederLo scorrere invano sulle anime ribelli, può nolto contribuire a far volgere il Cuore Eucaristico di Gesù verso i Suoi peccatori.
Sono i suoi, e degli apostoli come san Paolo, san Francesco, san Domenico, santa Caterina da Siene e tanti altri, innamorati abbastanza del Signore da dibattere con Lui la salvezza di queste anime.
Quando si pensa all'amore di Cristo per noi, si dovrebbe agonizzare nel vedere le anime che si allontanano dal Suo Cuore, dalla sorgente del Suo Sangue Prezioso.
Egli l'ha versato per loro, per tutte, per quanto lontane possano essere.
Il Signore, che non vuole la morte del peccatore, Si degna di accordarci per mezzo della Santa Messa, come una nuova effusione del Sangue del Suo Cuore e di tutte le Sue sante piaghe.
E' da ciò che consegue, in pratica, che il Cuore Eucaristico di Gesù, lungi dall'essere l'oggetto di una devozione sdolcinata, è l'esempio eminente ( nb.della curatrice del blog: il typos, per dirla con una sola parola, che comunque non rende l'idea della grandezza e della realtà) del dono perfetto di Sè Stesso, dono che nella nostra vita dovrebbe essere ogni giorno più generoso.
Nella Messa, per i sacerdoti, ogni consacrazione dovrebbe segnare un progresso nello spirito di fede, di confidenza, d'amore di Dio e delle anime.
E per i fedeli, ogni Comunione dovrebbe essere sostanzialmente più fervente della precedente, poiché ciascuna di Essa dovrebbe accrescere in noi la carità, rendere il nostro cuore più simile a quello di Nostro Signore e disporci di conseguenza a riceverLo meglio all'indomani.
Il Cuore eucaristico di Gesù è il Cuore spesso "umiliato, abbandonato, dimenticato, disprezzato, oltraggiato", e nonostante ciò è il "Cuore che ama i nostri cuori, il Cuore silenzioso che vuole parlare alle anime" per insegnare loro il prezzo della vita nascosta e il prezzo del dono di Sè ogni giorno più generoso.
Il Verbo fatto Carne è venuto fra i suoi "ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11).
Fortunati coloro che ricevono tutto ciò che il Suo Amore misericordioso vuole loro donare e che non oppongono resistenza alle grazie che, attraverso di essi, dovrebbero irraggiarsi su altre meno favoriti.
Fortunati coloro che, dopo aver ricevuto, sull'esempio di Nostro Signore si danno con sempre maggior generosità, per Lui, con Lui, e in Lui.
 
Se c'è, in mezzo agli infedeli più lontani dalla fede, anche una sola anima in stato di Grazia, realmente fervente e mortificata, come fu quella di padre Charles de Foucauld, un'anima che riceve tutto ciò che il Cuore Eucaristico di Cristo vuole donarle, è impossibile che, presto o tardi, la luminosità di quest'anima non trasmetta agli impenitenti qualche cosa di ciò che essa ha ricevuto.
E' impossibile che il Sangue Prezioso non trabocchi, in qualche maniera, dal Calice della Santa Messa, per purificare, un giorno o l'altro, almeno al momento della morte, le anime degli ostinati che non resistono alle prevenienze divine, alle grazie attuali prevenienti che li portano a convertirsi.
Pensiamo qualche volta, alla morte del musulmano, del buddhista, o più vicino a noi, alla morte dell'anarchico che è stato forse battezzato da piccolo; tutti hanno un'anima immortale, per la quale il Cuore di Nostro Signore ha donato tutto il suo Sangue.

venerdì 7 febbraio 2014

Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè stesso, terza parte - un testo di Padre Garrigou Lagrange, op

 

Prosegue la pubblicazione della traduzione dell'articolo di Padre Garrigou-Lagrange "Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè Stesso".

Il padre domenicano si addentra nel mistero del Sacrificio "sacerdotale" di Cristo: sacrificio perfetto, il più perfetto tra tutti.

Sottolineo solo alcuni passi:
  • L'Eucaristia "Sacramento dei Sacramenti", perché contiene sia la Grazia, che l'Autore della Grazia;
  • L'Eucaristia "Anima del Santo Sacrificio", perché offerta del Figlio al Padre, rinnovata in ogni Messa e nella quale Cristo è il principale Sacerdote;
  • L'Eucaristia, pur essendo superiore al Sacerdozio, non può essere perpetuata senza sacerdote, il quale, comunicandosi, si comunica per sé stesso, ma anche per tutto il suo popolo.
Qui va notato che il testo fu scritto molti anni prima della riforma liturgica, quando ancora non tutti i fedeli si comunicavano quotidianamente.
Ma rimane un elemento di fondo importante: che ogni Santa Comunione ricevuta dal Sacerdote, è anche a "beneficio" comunitario (santificazione del sacerdote a vantaggio delle anime, impetrazione di grazie per i suoi fedeli e via dicendo), ma anche che, sebbene al giorno d'oggi noi riceviamo la Comunione sotto una sola delle Due Specie (E COSI' FACENDO RICEVIAMO TUTTO IL CRISTO, CORPO E SANGUE!), il Sacerdote che beve al Calice, si nutre direttamente del Sangue di Cristo anche per noi!
Qui trovate la seconda parte del testo.


 IL CUORE EUCARISTICO DI GESU' E IL DONO PERFETTO DI SE' STESSO

(terza parte)
IL CUORE SACERDOTALE DI GESU' E IL DONO DI SE' NELL'ISTITUZIONE DELL'EUCARISTIA
Così come Dio Padre dona tutta la Sua natura nella generazione eterna del Verbo e nel soffio dello Spirito Santo, così come Dio ha voluto donarci Sè Stesso in Persona nell'Incarnazione del Verbo, allo stesso modo Gesù ha voluto donarci Sè Stesso in Persona nell'Eucaristia.
E il Suo Cuore Sacerdotale è chiamato eucaristico proprio perché ci ha donato l'Eucaristia, come l'aria pura è detta salutare perché ci dona la salute.

Nostro Signore avrebbe potuto accontentarsi d'istituire un sacramento segno della Grazia, come il Battesimo o la Confermazione; ha voluto donarci un Sacramento che contiene non soltanto la Grazia, ma l'Autore della Grazia.
L'Eucaristia è il più perfetto dei Sacramenti, superiore finanche a quello dell'Ordine; l'espressione del Cuore Eucaristico è superiore anche a quella del Cuore Sacerdotale.
Quest'ultima è racchiusa nella precedente, perché Gesù, donandoci l'Eucaristia, ha istituito il sacerdozio.
A maggior ragione si può chiamare cuore sacerdotale il cuore stesso del ministro di Cristo, noi parliamo del cuore sacerdotale del Curato d'Ars, poiché l'espressione Cuore Eucaristico non sarebbe applicabile che al Cuore che ci ha donato l'Eucaristia.

Al momento di privarci della Sua presenza sensibile, Nostro Signore ha voluto lasciarci Sè Stesso in persona, presente in mezzo a noi sotto i veli eucaristici.
Non poteva, nel Suo amore, avvicinarsi maggiormente a noi, ai più piccoli, ai più poveri, ai più reietti, non poteva unirsi e donarsi  di più a noi e a ciascuno di noi.

Il Suo Cuore eucaristico ci ha donato la Presenza Reale del Suo Corpo, del Suo Sangue, della Sua Anima e della Sua Divinità.

Ovunque sulla terra, dove c'è un'Ostia consacrata in un Tabernacolo, anche nelle missioni più lontane, Egli resta con noi come "il dolce compagno del nostro esilio".
Egli è in ogni Tabernacolo "ad attenderci pazientemente,  sollecito nell'esaudirci, desideroso che Lo si preghi".
Il Cuore ecauristico di Gesù ci ha donato l'Eucaristia come sacrificio, per perpetuare in sostanza il sacrificio della Croce sugli altari fino alla fine del mondo e per applicarne su di noi i frutti.

E nella Santa Messa, Nostro Signore, che è il Sacerdote principale, continua ad offrirSi per noi.
"Il Cristo vivente non cessa d'intercedere per noi" dice san Paolo (Eb 7,25).
Egli lo fa soprattutto nella Santa Messa, dove, secondo il Concilio di Trento, è lo stesso sacerdote che continua ad offrirsi attraverso i Suoi ministri, in modo non cruento, dopo esserSi offerto in maniera cruenta sulla Croce.

Questa oblazione interiore, sempre viva nel Cuore di Cristo, è come l'anima del Santo Sacrificio della Messa e le dona il suo valore infinito.
Cristo Gesù continua ad offrire a Suo Padre le nostre adorazioni, le nostre suppliche, le nostre riparazioni e le nostre azioni di grazia.
Ma soprattutto è sempre la stessa vittima purissima che viene offerta, il Corpo stesso del Salvatore che è stato crocifisso, e il Suo prezioso Sangue è sacramentalmente versato sull'altare, per continuare a cancellare i peccati del mondo.

Il Cuore eucaristico di Gesù, donandoci l'Eucaristia-sacrificio, ci ha donato anche il sacerdozio.
Dopo aver detto ai Suoi Apostoli: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini" (Mc 1,16) e "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15,16) ha loro donato, nella Cena, il potere di offrire il sacrificio eucaristico, dicendo:
"Questo è il mio corpo, che è dato per voi: fate questo in memoria di me" (Lc 22,19).
Ha donato loro il potere della consacrazione santa, che rinnova incessantemente il sacramento d'amore.

L'Eucaristia, sacramento di sacrificio, non può essere infatti perpetuata senza il sacerdozio, ed è per questo che la grazia del Salvatore fa germinare e sbocciare nel susseguirsi delle generazioni, dopo quasi duemila anni, delle vocazioni sacerdotali.
Sarà così fino alla fine del mondo.

Infine, il Cuore eucaristico di Gesù si dona a noi nella Santa Comunione.

Il Salvatore Si dona a noi come nutrimento, non perché noi l'assimiliamo (nb l'autore intende dire "non solo perché l'assimiliamo come se fosse un semplice e puro cibo materiale), ma affinché noi siamo resi sempre più simili a Lui, di volta in volta maggiormente vivificati, santificati da Lui, incorporati a Lui.

Egli disse un giorno a Santa Caterina da Siena: "Prendo il tuo cuore e ti dono il mio", era il simbolo sensibile di ciò che accade spiritualmente in una Comunione fervente, nella quale il nostro cuore muore alla sua grettezza, al suo egoismo, al suo amor proprio, per dilatarsi e diventare simile al Cuore di Cristo in purezza, forza, generosità.

Un'altra volta, il Salvatore accordò alla stessa santa, la grazia di bere lungamente alla piaga del Suo Cuore: altro simbolo di una comunione fervente, nella quale l'anima si abbevera, per poter così dire spiritualmente al Cuore di Gesù, "fonte di nuove grazie", "dolce rifugio della vita nascosta", "maestro dei segreti dell'unione divina", "cuore di colui che dorme, ma che veglia sempre".

San Paolo aveva detto (1 Cor, 10-16): "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?"
E, come sottolinea san Tommaso, il sacerdote nella Santa Messa, comunicandosi col Prezioso Sangue, si comunica per sè stesso e per tutti i fedeli.



(continua...)

martedì 7 gennaio 2014

Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè stesso, seconda parte - un testo di Padre Garrigou Lagrange, op


Prosegue la pubblicazione della traduzione dell'articolo di Padre Garrigou-Lagrange "Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè Stesso".
 
Il padre domenicano si addentra nel mistero del Sacrificio "sacerdotale" di Cristo: sacrificio perfetto, il più perfetto tra tutti.
 
Qui trovate la prima parte del testo.
 
 
IL CUORE EUCARISTICO DI GESU' E IL DONO PERFETTO DI SE' STESSO
 
(seconda parte)
 
IL CUORE SACERDOTALE DI GESU' E IL DONO DI SE' SUL CALVARIO
 
 
 
 
Egli stesso ha detto: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15,13).
E san Paolo scrive nella Lettera agli Ebrei (Eb 10,6): "Il Cristo dice entrando nel mondo: non hai voluto nè sacrificio, nè oblazione, ma un corpo mi hai dato; non ha chiesto nè olocausto, nè sacrificio per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo, o mio Dio, per fare la tua volontà".
Nel sacrificio perfetto che il Salvatore, sacerdote per l'eternità, doveva offrire, la vittima non poteva essere che Egli Stesso.
Ciò che offre è Sè Stesso, il Suo Corpo crocifisso, il Suo Prezioso Sangue versato fino all'ultima goccia, tutto il Suo Cuore martoriato ed infine aperto dalla lancia.
 
Come dimostrato da sant'Agostino, dal Beato Alberto il Grande e da San Tommaso, il sacerdote e il sacrificio sono tanto più perfetti quanto più:

1°  il sacerdote, mediatore fra Dio e gli uomini, è maggiormente unito a Dio e ancora di più unito al popolo di cui deve offrire le adorazioni, le suppliche, le riparazioni e le azioni di grazia;
 
2°   la vittima è più pura, più preziosa e più consumata;
 
3°   il sacerdote e la vittima sono maggiormente uniti, poiché l'oblazione e l'immolazione esteriore della vittima non sia che il segno dell'oblazione e dell'immolazione interiore del cuore del sacerdote, che devono essere reali, vive e profonde, come conviene ai poù grandi atti della virtù di religione, inspirati dall'amore di Dio.

Nostro Signore, sacerdote per l'eternità e mediatore universale è la Santità Stessa; la Sua umanità santificata in maniera sostanziale ed innata, attraverso l'unione personale al Verbo, e le azioni sacerdotali della Sua Santa Anima hanno un valore teandrico (aggettivo usato per indicare il carattere divino-umano delle operazioni del Cristo), illimitato, che esse attingono dalla Persona del Verbo; qui hanno un valore meritorio e satisfattorio intrinsecamente infinito.
Il Suo Cuore sacerdotale non potrebbe essere più unito a Dio, nè d'altra parte più unito agli uomini, perché Gesù è il Capo del Corpo mistico di cui noi siamo le membra: "Il Cristo è il Capo della Chiesa, suo corpo, di cui è il Salvatore" (Ef 1,23).
 
Inoltre, il Cuore sacerdotale di Gesù si è dato a noi sul Calvario nella maniera più perfetta e più intima, come aveva annunciato: "Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio". (Gv 10,17-18)
 
La vittima purissima, offerta sulla Croce da Gesù è Egli stesso, è il Suo Corpo crocifisso, il Suo Sangue versato, il Suo Corpo lacerato in tutte le sue fibre; Gesù è la vittima fin nella Sua anima che vuole consegnare pienamente al dolore, fin nella Sua anima tutta immersa nell'abbandono totale: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?"
E' l'immolazione completa dell' "Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo"; l'unione del Sacerdote e della Vittima non poteva essere più intima, nè il legame del sacrificio interiore e del sacrificio esteriore più stretta.
Se san Paolo ha detto: "Per conto mio ben volentieri mi prodigherò, anzi consumerò me stesso per le vostre anime. Se vi amo più intensamente, dovrei essere riamato di meno?" (2 Cor 12,15), che cosa bisognerebbe dire di Nostro Signore, che ha versato per noi tutto il Suo Sangue nel Getsemani, nella flagellazione, nella coronazione di spine e sulla Croce, come ci ricordano i Mattutini dell'Ufficio del Prezioso Sangue?
 
Il Cuore sacerotale di Cristo ha donato generosamente questo Sangue adorabile per la nostra salvezza.
Come scrive Paolo nella Lettera agli Ebrei (Eb 9.12): "Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna".
 
Come dice meravigliosamente la Liturgia, che ci dispone così perfettamente alla contemplazione di questo mistero: "Chiunque bagni la sua veste in questo Sangue, ne lava le macchie
Ne assume uno splendore imporoporato  che lo rende immediatamente simile agli angeli e gradito al Re..."
 
  • Ci ha riscattato per mezzo del Tuo Sangue, Signore
  • E hai fatto di noi un regno di Sacerdoti per il nostro Dio



(continua...)
 

sabato 7 dicembre 2013

Il Cuore Eucaristico di Gesù e il dono perfetto di Sè stesso, prima parte - un testo di Padre Garrigou Lagrange, op


Propongo ai lettori del blog un testo teologico di facile comprensione, ma di grande spessore.
Si tratta di un articolo redatto da Padre Garrigou-Lagrange, domenicano, autore di molti testi teologici di una certa notorietà, sebbene parecchi di essi, attualmente, non siano più disponibili per mancanza di ristampa o di traduzioni dal francese.

Lo scritto che segue fu pubblicato il 1 dicembre 1931 nella rivista "La vita spirituale". 
Ho optato per un inserimento "dilazionato" e frazionato in più post, al fine di favorire la meditazione su singoli punti.
In questa prima parte, l'autore insiste molto su un concetto caro anche alla filosofia: "bonum diffusivum sui est"- il bene è diffusivo per natura.
A partire da questo elemento, Padre Garrigou, con un excursus del pensiero di San Tommaso (il "dottore angelico" domenicano) vuole sottolineare l'importanza della donazione totale di Sè che Dio ha fatto all'uomo attraverso il Figlio e soprattutto attraverso il Cuore di Gesù.

Ho curato personalmente la traduzione dal francese; il testo originale potete trovarlo qui.

Vi consiglio di dare uno sguardo anche ad un nuovo sito italiano dedicato alla figura di Padre Lagrange, per conoscere un po' meglio questo grande teologo attualmente sottovalutato e dimenticato, ma da "riscoprire".

Buona lettura!




IL CUORE EUCARISTICO DI GESU' E IL DONO PERFETTO DI SE' STESSO

(parte prima)

Testo di Padre Garrigou-Lagrange, op


Il Sacro Cuore di Gesù è il simbolo del Suo amore, e la più grande manifestazione dell'amore è il dono perfetto di Sè stesso.

La bontà è essenzialmente comunicativa, il bene è per sua natura diffusivo.

Santo Tommaso dice anche: "Non soltanto il bene è diffuso per natura, ma più esso è perfetto, più si comununica con abbondanza e intimamente, e ancora di più ciò che procede da lui, resta strettamente unito".
E' così che il sole spande attorno a sè stesso la luce e un calore salutare, che la pianta e l'animale adulti donano la vita a un'altra pianta e a un altro animale, che il grande artista concepisce e produce i suoi capolavori, che il saggio comunica le sue intuizioni, le sue scoperte, che egli dona ai suoi discepoli il proprio spirito; è ancora così che l'uomo virtuoso porta alla virtù e che l'apostolo, che possiede la santa passione del bene, dona alle anime il meglio di sè stesso per condurle a Dio.
La bontà è essenzialmente comunicativa, e più è perfetta, più si dona intimamente e abbondantemente.

Colui che è il Bene Sovrano, pienezza dell'essere, si comunica nel modo più pieno e intimo attraverso la generazione eterna del Verbo ed il soffio dello Spirito Santo, come la Rivelazione ci insegna.
Il Padre, generando il Figlio, comunica a Lui non soltanto una partecipazione della sua natura, della sua intelligenza e del suo amore, ma tutta la sua natura indivisibile, senza moltiplicarla in alcun modo, Gli dona d'essere "Dio da Dio, Luce da Luce, vero Dio da Dio vero", e il Padre e il Figlio comunicano allo Spirito d'amore, che procede da Essi, questa stessa natura divina indivisibile e le sue perfezioni infinite.
Il bene è diffusivo per natura, e più è perfetto, più si dona pienamente e intimamente.

In virtù di questo stesso principio, era conveniente, dice San Tommaso, che Dio non si accontentasse di crearci, di donarci l'esistenza, la vita, l'intelligenza, la Grazia santificante, partecipazione della sua natura, ma che ci donasse Sè stesso in persona attraverso l'Incarnazione del Verbo.

Anche in seguito alla caduta del primo uomo, Dio avrebbe potuto volersi rivelare a noi in altro modo, ad esempio inviandoci un profeta che ci avrebbe fatto conoscere le condizioni del perdono.
Ma Egli ha fatto infinitamente di più, Egli ha voluto donarci Suo Figlio in persona, come Redentore.
Gesù, sacerdote per l'eternità e salvatore dell'umanità, ha voluto, anche Lui, donarci perfettamente Sè stesso, in tutto il corso della sua vita terrena, soprattutto nell'Ultima Cena, sul Calvario, e non cessa di donarSi tutti i giorni nella Santa Messa e nella Santa Comunione.
Niente può mostrarci in modo migliore di questo dono così perfetto di Sè, la ricchezza del Cuore sacerdotale ed eucaristico di Nostro Signore Gesù Cristo. 
E niente può motivare meglio l'azione di grazie speciale dovuto a Nostro Signore per l'istituzione dell'Eucaristia e del Sacerdozio.